Le coccinelle volano

Estuario

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Quando Chicco è morto, le mosche gli ronzavano intorno già da una settimana.
Il cuore gli batteva ancora, ancora muoveva qualche passo, eppure per gli insetti era già una carogna.
Forse perché la morte ha un odore che la precede, forse perché ogni finale ha un qualcosa che lo precede.
Provo una strana nostalgia e, se dovessi descriverla, avrebbe la forma di una rete a maglie strette. Alcuni pensieri si smarcano da tutti gli altri, corrono veloci e, quando diventano stanchi, pesanti, si insinuano tra quelle maglie, le ispessiscono ed io so che, da qualche parte dentro di me, poco distante dal cuore, qualcosa mi soffoca. Ma non riesco a liberarmi.
E’ invidiabile l’indifferenza dell’estranea al mio fianco, lei che di sicuro non si chiede quante mani, prima delle sue, si sono tenute allo stesso supporto.
Quanto a lungo sopravvive un’impronta?
Io me lo chiedo ancora e, per tutto il tempo a venire, che sia su un corrimano appiccicoso o sulla terra secca o sulla pelle calda di chi si lascerà toccare, mi chiederò quanto di me s’imprime e quanto, invece, passa.
E’ la variabile della foce la vera fregatura della filosofia eraclitea. Tutto scorre… ma come?… ma dove?…
Sembrava fosse un delta e, invece, era estuario.

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