Le coccinelle volano

Marciapiedi

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Era il 3 dicembre dell’anno in cui smisi di amare.
Quella sera, riflessi intermittenti di addobbi da quart’ordine pagaiavano le pozzanghere, così che ad ogni metro percorso, le luci calpestate mi riempivano di buio dentro.
La sosta al distributore di benzina, funzionale a un pieno che mai mi avrebbe portata lontana, fu il pretesto per guardarmi di fianco e scoprire che chiunque ci fosse stato, sarebbe stato lo stesso.
Continuai a pensarlo (a saperlo) anche quando scesi dall’auto. Mi concessi un ultimo sguardo, diretto di sguincio ai pneumatici e alla loro fragile, quanto falsa libertà di movimento.
Una ruota che gira, vincolata ad un asse è come se fosse ferma.
Ero ferma anch’io? E di quanti addii avrei avuto bisogno per avere l’impressione di muovermi?
Non dissi ciao, né arrivederci, né a mai più, ma ripercorsi a memoria tutti i miei monologhi basati sul nulla, facendomi sorridere e poi piangere, ma nemmeno una volta crescere, perché a finale di frase la chiosa mi prostrava ad ammettere che di qualunque cosa si trattasse, io stavo perdendo. E, di conseguenza, sbagliando.
Lo avevo sempre fatto, anche un attimo prima, tentando una misera assimilazione coi pneumatici, quando avrei fatto meglio a sentirmi marciapiedi.
Allungai una mano e provai a trattenere il vento. Mossi un passo e cercai di non pensare al tempo.
Le pozzanghere però non si arresero. Loro avrebbero brillato ancora a lungo.

Maria Pia Monda 6 dicembre 2010

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