Le coccinelle volano

1987

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“Tornerà?”
“No, non tornerà più”
E davvero non è più tornato.
La quadratura della tavola rotonda, splendidamente apparecchiata a festa, era quasi perfetta, salvo l’angolo sporadicamente lasciato vuoto dalla mia assenza.
Qualche ora prima, le teste staccate dalle code, e viceversa, continuavano a divincolarsi e a danzare su tutta la superficie acciaiosa del lavandino. Le avevo guardate ipnotizzata e divertita per poi assimilare, seppur con l’impaccio della mia giovane coscienza, la portata della mia crudeltà nel divertirmi guardando quello che a tutti gli effetti si palesava come un omicidio. E piuttosto che mangiare, per una buona mezzora mi ero chiusa nel bagno a piangere.
Quel giorno in cui osservai mia madre mentre uccideva le anguille perciò capii tre cose:
1) che anche le situazioni più divertenti nascondono un lato tragico;
2) che il benessere procurato dal dolore altrui col senno di poi cagiona malessere quasi peggiore del dolore altrui (anche se nel caso delle anguille, credo sarebbe difficile superare la portata della loro sofferenza);
3) che non avrei mai più mangiato un’anguilla.
Tornai a tavola e fuori era notte e dopo un po’ uscimmo a guardare i fuochi d’artificio.
“Mamma, quando tornerà il 1987?”
“Non tornerà più.”
“E perché?”
“Perché gli anni sono come le persone. Quando muoiono, quando finiscono, non tornano più indietro. Mai più.”

Maria Pia Monda 15 dicembre 2010

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