Le coccinelle volano

Cant pe nu suffrì

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Avevo cominciato a fumare tabacco convinta che avrei fumato meno, ma la verità è che fumo sempre troppo.
La mia bustina è agli sgoccioli e me ne ricordo solo perché la protagonista di “Uomini sotto pressione” (colleziono romanzi incentrati sulle vite di trentenni single, stile bridget jones giusto per sentirmi un caso da statistica) sta uscendo a comprare le sigarette.
E così mi tocca comprarmi il tabacco al bar vicino casa, quello che ne ha di soli tre tipi e nessuno dei tre che mi piaccia.
La vedo che barcolla e la evito. Le uniche due volte che ci siamo incontrate mi ha abbracciata anche se non ci conosciamo, solo perché c’erano quattro gradi sotto lo zero, lei aveva deciso di andare in giro in mutande ed io ero il primo termosifone a portata di mano.
Compro il tabacco meno peggio, esco dal bar, passo davanti all’ingresso del supermercato e sogno un panino con hamburger e una mega insalata di verdure, seguita da frutta di stagione che però non compro perché sono stanca stanchissima e fare la salita di casa coi sacchetti al seguito oggi non è il caso.
La rivedo e stavolta mi precede di circa dieci passi. Barcolla ancora, bilanciandosi  da un lato con la borsa e dall’altro con una busta piena di birre.
Si gira a guardare indietro, mi vede, si ferma.
Non sono pronta a farmi abbracciare, non oggi, e sto valutando la maniera migliore per arrivare a casa sorvolandomi gli ultimi trenta metri.
Lei intanto dopo avermi vista si è fermata. Mannaggia.
Lei intanto guardandomi si infratta sotto un oleandro e si siede. Mi chiedo cosa potrà succedere mai stavolta, ma è una domanda breve perché quando le passo accanto mi fa:” MI aiuti?” allungandomi l’atroce busta contenente cinque birre da due litri.
Ripenso alla spesa che non ho fatto causa sacchetti e mi verrebbe di riderle in faccia, poi però ho paura che se le dico no, potrebbe provare ad abbracciarmi di nuovo per convincermi, quindi le prendo il sacchetto di mano e ci avviamo insieme.
E’ il punto più pesante della salita quello in cui mi dice il suo nome.
Morgana.
Come la fata.
Come le visioni nel deserto.
Come quelle che ho io mentre mi trascino verso casa.
Ci lasciamo, ci salutiamo.
“Ti voglio bene” mi dice prima di scomparire.
Mi voglio bene, penso, mentre trotterello dalla mia pastina col formaggino.

La musica dei 24 Grana mi somiglia. Inizialmente non diresti mai che è napoletana, ma a conoscerla meglio ti accorgi che è la più napoletana di tutte.

Maria Pia Monda 21 giugno 2011

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