Le coccinelle volano

Non è vero ma ci credo

Lascia un commento

Era la quarta volta che ricevevo lo stesso messaggio dalla stessa persona. 

In quel periodo non me la passavo propriamente bene, anzi diciamo che stavo abbastanza male. 

L’esperienza mi ha insegnato che c’è un unico modo di farmi stare male davvero ed ha a che fare con il corpo. Da ragazzina, pensavo l’esatto contrario, ossia che le ferite dell’anima fossero quelle più difficili da curare, poi ho capito che un modo per essere felici, anche per finta, si trova sempre e, quali che siano le ragioni di una sofferenza di tipo spirituale, in qualche modo la si può superare. Se ti lascia un uomo puoi incontrarne un altro, se  perdi un amico puoi trovarne un altro e persino se non hai un lavoro puoi pensare ad altro. Ma, se il tuo corpo ti tradisce e comincia a funzionare male, mica puoi rimpiazzarlo con un altro? 

Insomma, in quel periodo non me la passavo affatto bene. 

L’esperienza mi ha insegnato che, quando sto  davvero male,  mi attacco a qualunque cosa, soprattutto a quelle cose a cui di norma non mi attacco. 

E, quella volta, mi attaccai alle parole di F.  

Parentesi: io e F. non siamo mai state grandi amiche e credo non potremmo mai esserlo, perché manca qualunque presupposto. F. è una di quelle persone il cui ego si nutre di tragedia. Ha un talento naturale nel fiutarle, nel raccontarle e, all’occorrenza, pure nel crearle. Ma la cosa peggiore è che, pure se stai in perfetta forma e felice come una pasqua, parlando con F. diventa inevitabile non notare un dettaglio che non va e, se proprio non ne trovi nessuno, pur di accontentarla, saresti persino pronta a fiondarti con il mignolo del piede contro un ostacolo a caso. 

In quel caso, non ne ebbi bisogno e mi limitai a raccontarle ciò che effettivamente stavo vivendo. 

– Hai provato a farti togliere il malocchio? Io me lo faccio togliere da mia zia tutte le settimane. L’ultima volta me ne ha trovati diciassette! 

Fu così che mi attaccai all’idea di essere vittima di un malocchio. 

Chiamai mia madre e, giustamente, da brava mamma napoletana, anziché darmi della pazza, convalidò subito l’idea, prese a cuore il caso e mi ordinò di salire sul primo treno disponibile, perché urgeva trovare un rimedio.

All’arrivo, casa dei miei si era trasformata nel santuario di Lourdes. Il tavolo da pranzo era apparecchiato con una tovaglia bianca e mia madre era nei pressi del lavandino ad armeggiare con un piatto pieno di acqua e olio.

– Bella di mamma sua, stai inguaiata! Ti ho già “fatto gli occhi” tre volte e continuano a uscire! Te li ho fatti fare pure da C., da M. e da R. e tutte hanno confermato che stai piena di malocchio. Ma non ti preoccupare! Tra qualche minuto arriva G. Te la ricordi G.? Quella è rumena e mi ha detto che conosce un modo infallibile per liberarsi da queste cose. 

G. effettivamente arrivò e subito si adoperò nel rituale. Non ho dei ricordi molto nitidi, perché in quel momento non ci vedevo dal dolore. Ricordo però un mormorio ostrogoto, varie sputacchiate ed un bicchiere pieno d’acqua che alla fine fui invitata a svuotarmi alle spalle, ovviamente dal balcone (il che tornava utile pure a far sapere a tutti che ero tornata e che, soprattutto, non avevo perso l’abitudine infantile, che condividevo con mio fratello, di innaffiare a casaccio i passanti). Fatto tutto questo, G., con la stessa perspicacia di Gennaro D’Auria, mi chiese se conoscevo una donna (uhmmmmm, più di una), sposata (uhmmmmm, idem), con un figlio piccolo (uhmmmmm, il cerchio si restringe), perché di sicuro era la sua invidia a farmi stare male. 

A onor di cronaca, mi tocca dire che, durante quei giorni a casa dei miei, oltre a dedicarmi ai riti propiziatori, consultai un paio di medici, feci una cura molto efficace e riuscii a sentirmi meglio.

Ero rientrata a casa mia da appena un giorno, quando durante la mattinata, il cellulare mi notificò l’arrivo di un messaggio su WhatsApp. 

Era la quarta volta che dalla stessa persona mi arrivava lo stesso messaggio, una catena minacciante sventura, sofferenza e morte qualora l’avessi bloccata. Alla prima, lo avevo ignorato, alla seconda pure e, alla terza, avevo risposto con Lama Donna. 

Ma quella volta, poiché ero reduce da una full immersion nel mondo del “non è vero ma ci credo”, mi feci poche, semplici domande. La persona che mi manda questo messaggio è donna?  Sì. La persona che mi manda questo messaggio è sposata? Sì. La persona che mi manda questo cacchio di messaggio ha un figlio piccolo? Sì. E oltre a bloccare la catena, bloccai perentoriamente il contatto di quella persona, il cui nome, manco a dirlo, comincia proprio per F.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...