Le coccinelle volano

TORNO SUBITO

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“TORNO SUBITO” recitava il cartello, ma, a giudicare dalle espressioni delle facce in attesa sul marciapiedi, la brevità dell’assenza era un concetto relativo e appannaggio del solo portiere.

L’ultima ad aggiungersi al gruppetto di astanti era stata la ragazza. La signora con la saccolla della spesa sembrava la più rassegnata; seduta sul bordo della grossa fioriera, incassata al limitare dell’ingresso, aveva lo sguardo fisso nel vuoto. In piedi, con una mano poggiata sul pomello del portone di vetro e l’altra poggiata sulla fronte, c’era l’uomo in camicia, sfrigolante come un uovo in camicia, il quale, ogni venti secondi, staccava il palmo sinistro dalla fronte, per avvicinare il polso al naso, quasi volesse annusare il valore del suo orologio, più che controllarne il funzionamento. E poi c’era lui. Quando era arrivata, la ragazza gli aveva sorriso. Se l’avesse ricambiata, avrebbero potuto cominciare a chiacchierare.


“Sai, credo che questo portiere mi odi. Lo so, lo so, potrebbe essere una mia paranoia, ma pur di non salutarmi, ogni volta, finge di essere impegnato in qualcosa, tipo dormire, spolverare il computer, limarsi le unghie, parlare con i fantasmi.”


Lui avrebbe sorriso, perché ce l’aveva scritto in faccia che ne aveva bisogno e, magari, avrebbe aggiunto che sì, era una sua paranoia, perché chi mai avrebbe potuto odiarla? Si intuiva subito che era una di quelle persone cui è difficile non voler bene. E stavolta avrebbe sorriso lei, perché era un sacco che qualcuno non le diceva qualcosa del genere e, anche quando in passato le era stato detto, non ci aveva mai creduto abbastanza.


Ma non l’aveva ricambiata. Aveva continuato a tenere lo sguardo fisso e concentrato sullo schermo del proprio cellulare, concedendosi piccole pause solo per spingerlo oltre il vetro a ripassare la scritta sul cartello.


“TORNO SUBITO”.


Più o meno quello che l’uomo in camicia aveva assicurato a sua moglie, quando l’aveva chiamata all’uscita del lavoro. Non erano bastati la lite con il capo, l’affare andato in fumo e il due di picche da parte della collega munita di un ottimo arsenale. Che poi…le aveva offerto soltanto un caffè, mica tanto? E quella stronza lo aveva guardato come se, anziché proporle un espresso, avesse fatto una scorreggia. Ma il peggio era ancora da venire, ne era certo. Appena quel lavativo del portiere si fosse deciso a tornare da qualunque fosse il buco in cui si era cacciato, avrebbe dovuto fronteggiare un’altra delle crisi isteriche di sua moglie, ormai sempre più frequenti. Tirò via la mano dalla maniglia cui ormai si era quasi attaccata e pensò
fanculo, allontanandosi a passo veloce.

La donna con la saccolla nemmeno se ne accorse. Continuò a tenere lo sguardo puntato davanti a sé. La ragazza, invece, gli rivolse un cenno di comprensione ed empatia, di cui l’uomo in camicia non si accorse. Se l’avesse notato, avrebbe ricambiato quel gesto di cortese solidarietà e avrebbe fermato l’impulso di fuggire, scoprendo, quando il portiere si fosse deciso a riprendere la propria postazione permettendo a ciascuno di loro di rientrare a casa,  che forse sua moglie non era affatto in preda ad una crisi isterica e che magari gli aveva chiesto di rientrare il prima possibile solo perché sentiva la sua mancanza.


Ma non lo notò e, in pochi veloci passi, raggiunse la fine della strada, svoltò a sinistra e sparì dalla vista.


A quel punto erano rimasti in tre.


La donna con la saccolla finalmente si mosse, ma solo per portare una mano alla bocca per frenare uno sbadiglio.


Anche lui si mosse e la ragazza ebbe un sussulto perché, in quel movimento, intravide la possibilità che finalmente la notasse.


“Sai, somigli tantissimo a Bradley Cooper. Non te l’hanno mai detto? No, ti giuro, sei davvero identico! Hai presente quel film in cui sono tutti innamorati non ricambiati di qualcuno a sua volta innamorato di qualcuno da cui non è ricambiato? Ecco, tu sei uguale a Bradley Cooper in quel film. Peccato che adesso non mi sovvenga il titolo.”


Ma lui continuò a non notarla. Spostatosi di pochi passi, continuò ad armeggiare freneticamente con il telefono, rivolgendo intermittenze di sguardi sempre più speranzosi al vetro chiuso, dietro il quale, improvvisamente, apparve lei.


Click.


La donna con la saccolla in un attimo fu in piedi e, senza tanti convenevoli, varcó la soglia, diretta verso gli ascensori.


La ragazza sarebbe stata altrettanto veloce ad approfittare di quel miracolo riscatto, ma quando vide il sorriso di lui e il sorriso di lei e  l’abbraccio e i baci e carramba che sorpresa, non potè fare altro che superarli a testa bassa, accennando un grazie stentoreo per la cortesia di averle tenuto la porta aperta.


Raggiunse la donna con la saccolla, seguita dalla coppia, e di nuovo furono in attesa insieme, stavolta di fronte agli ascensori.


Le porte di uno dei due si spalancarono e ne uscì il portiere, che sorrise e salutò amabilmente tutti. Beh…quasi tutti. Perché quando si rivolse alla ragazza, l’impulso di piegarsi a riallacciare le scarpe, sebbene indossasse i mocassini, fu troppo forte.


Ciascuno digitò il proprio piano e l’ascensore richiuse le porte.


Stipata in un angolo, la ragazza gettò un’ultima occhiata all’indirizzo di lui.


“Hai visto? Te lo avevo detto che questo portiere mi odia. Ah…E mi è tornato in mente il titolo del film. La verità è che non gli piaci abbastanza. E, sì, penso ancora che somigli a Bradley Cooper, ma, lasciatelo dire, lei non ha nemmeno le unghie di Scarlett Johansson.”

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16 thoughts on “TORNO SUBITO

  1. Ahhahaha finale a sorpresa… ma nemmeno tanto 😂 mi hai fatto scompisciare manco le unghie 😂😂😂

  2. Non so se mi sono divertito di più a leggere il tuo racconto o lo scambio di battute in portoghese con Avvo, che di portoghese ha solo il fatto che entra nei locali senza pagare…. 🙂

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