Le coccinelle volano

La cazzimma dell’italiano all’estero

17 commenti

Una ragazzina mi si avvicina.

– Sei italiana?

Me lo chiede in questi termini. Non dice “Você é da Itália?” o “Are you italian?”. No no. Mi si rivolge proprio in italiano.

Trascorriamo il pomeriggio insieme, impegnandoci, gomito a gomito, nell’officina artistica. Mi racconta che i suoi genitori sono entrambi italiani, emigrati per motivi di lavoro, e che lei è nata in Brasile (quindi è brasiliana), ma che le piacerebbe vivere a Bologna. Mi racconta tante cose. E per tutto il tempo continua a parlarmi in italiano.

La sala in cui ci troviamo è piena di persone, ma ipotizzo che sia stata accompagnata e lasciata lì da sola, anche perché, se fosse stato presente uno dei suoi genitori, pure dall’altro lato della sala, ci avrebbe notate e, fosse anche solo per curiosità, si sarebbe avvicinato per capire con chi stava parlando sua figlia e, magari, per stringere la mano ad una connazionale.

In realtà, la ragazzina non si trova lì da sola,  bensì è in compagnia della mamma (italiana) e della nonna (italiana). Ma questo io lo scopro solo dopo quattro ore, cioè al momento di andare via, quando la ragazzina amabilmente mi saluta con un “ci vediamo!”, mentre la madre, rigorosamente a distanza, senza nemmeno incrociare il mio sguardo e fingendosi più brasiliana di Ivete Sangalo, la invita a sbrigarsi ripetendo: “Filha, temos que ir.”

Non sono mai stata considerata una persona poco raccomandabile e, nel complesso, do sempre una buona impressione. È il motivo per cui, dopo esserci rimasta parecchio male, mi sono liberata di ogni responsabilità personale ed ho ascritto la sprucidezza della madre della ragazzina a quella che ho ormai ribattezzato come “la cazzimma dell’italiano all’estero”.

In questi primi otto mesi di Brasile, vivendo peraltro in una città che annovera tra i suoi abitanti ben trentamila italiani, mi è capitato di incontrare qualche compatriota. Pochi, ma li ho incontrati.

Ad essere sincera, io per prima non li ho cercati molto, essendo dell’idea che, quando fai una scelta di vita talmente drastica e vai a vivere in un altro continente, per ambientarsi più rapidamente, per apprendere la lingua, per conoscere costumi e cultura, è preferibile fare amicizia con persone del luogo.

Ciononostante, l’esperienza in fatto di incontri con i connazionali, e faccio riferimento agli incontri puramente casuali, mi ha permesso di stilare la seguente gamma di comportamenti.

L’italiano all’estero:
– Ti ignora
– Non ti ignora, ma per dimostrarti la sua superiorità ti offre un biglietto da visita
– Ti racconta di quanto sia ben integrato, ma non ti dà alcun consiglio
– Si informa su cosa intendi o ti piacerebbe fare, ma anche in questo caso non ti dà alcun consiglio, bensì ti desta quasi il sospetto che si stia informando solo per accertarsi che tu non abbia intenzione di invadere il suo campo
– A dispetto di quanto ti abbia precedentemente e lungamente ignorato, improvvisamente si ricorda che esisti e comincia a tampinarti di telefonate e richieste di incontri, ma solo perché ha dei problemi, lo sfogo in lingua madre è sempre il migliore e, probabilmente, tu sei l’unica italiana in circolazione che ancora non ha avuto il tempo di maturare la cazzimma dell’italiano all’estero.

PS: il contenuto del post è altamente opinabile. Tutti coloro che hanno vissuto o vivono esperienze diverse, sono liberi di contraddirmi. Mi darebbero modo di credere che ho ancora speranza.

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17 thoughts on “La cazzimma dell’italiano all’estero

  1. A Bruxelles si aggiunge un’altra categoria…. Gli italiani che stanno solo con italiani e di lamentano di quanto sia meglio l’Italia.
    Arrivando a picchi di genialità del tipo:”Il sale in Belgio non sala”
    E amen.

    • Beh, quelli sono davvero i peggiori e, credimi, purtroppo non mancano neanche qui. Infatti ho dimenticato di aggiungerli alla lista 😉. Comunque, credo che si incontrino ovunque. Pensa che persino a Bali, di fronte all’oceano indiano, ho avuto modo di intercettare la conversazione di una coppia di siciliani, intenti a denigrare la qualità della pizza locale e ad affermare che il mare siciliano è molto più bello. Genialità a palate!

      • Che poi il mare siculo è meraviglioso. Ma dico che li spendi a fare i soldi del viaggio allora? Mannaggia.
        Cmq sempre ironica Maria Pia (o si scrive tutto attaccato?) 🙂

      • È staccato, Rossella 😊. Grazie! Comunque, sai, non solo gli italiani pensano che il loro paese sia il migliore del mondo. Mi è anche capitato di parlare con brasiliani che hanno visitato Roma e l’hanno trovata “piena di cose vecchie” o Venezia, giudicandola da bonificare. Cioè, gente che spende inutilmente soldi in viaggi la trovi a tutte le latitudini 😉. A me, invece, piace qualunque posto. Non nego la bellezza, il buon cibo, la cultura, la storia e l’arte italiana, anzi, a distanza, a maggior ragione l’apprezzo e ne sono orgogliosa. Ma non mi metto a fare confronti tra la mozzarella di bufala e il queijo padrão o tra il Colosseo e il Cristo Redentore. Ogni posto ha le sue meraviglie ed è sicuramente più producente scoprirle e apprezzarle, piuttosto che metterle in competizione e valutarle. Ciao!!!

      • Amen to what you said. Viaggiare è un regalo per chi sa viverlo. Un abbraccio 🙂

      • Ti abbraccio anch’io 😊

  2. Non la maturare mai quella cazzima! A noi piaci buona come sei 😘

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