Le coccinelle volano

L’eco degli scoppi

4 commenti

“Mi piace aggiungere materiali alle tele. Mi aiuta ad esprimere fino in fondo come mi sento”

Sembra persino facile mantenere l’orientamento, seguendo le linee perpendicolari delle pareti che limitano gli spazi, e, con gli occhi, aggrapparsi alle macchie di rosso, troppo forti per non venir fuori dalle cornici a mettermi in disordine i pensieri.
Ma non lo è.

Provo a sentirmi lontana come effettivamente sono, non per una questione di kilometri o di oceani, quanto di rughe e doppie punte, rispetto a quando, seduta a gambe incrociate con la schiena poggiata contro il parapetto, chiedevo a mio fratello di aprire il manuale su una pagina a caso, con la scusa di scoprire quanto sapevo di qualcosa di cui adesso nemmeno ricordo i fondamenti, ma in realtà solo per dimostrargli, al di là di tutti gli abbracci, quanto fossi felice che stesse lì con me. L’esame sarebbe andato bene e, dopo due giorni, avremmo fatto festa, tutti insieme, e, finalmente, almeno per un po’, non avremmo pensato a Londra, alle bombe e a quale logica segue il caso quando distribuisce disperazione o sollievo.

Ma l’esperimento fallisce e allora cerco di sentirmi il più possibile ferma e vicina alla mano che stringo, alle dita che soffoco, ai passi che seguo. Perché davvero “if the bomb goes off again in my brain or on the train, then I hope that I’m with you, ‘cos I wouldn’t know what to do”. Sebbene la speranza, la fortuna, il caso e tutte quelle altre cose a cui siamo bravi a dare un nome pur non potendo dar loro una forma, c’entrino nulla. Perché le bombe esploderanno sempre e non importa di quanta arte o bellezza cercheremo di riempirci gli occhi per fingere che non ci facciano paura.

Alla fine del corridoio, la parete bianca è nascosta da uno strano quadro.
– Se fossi un pittore, anch’io,  per esprimere al meglio come mi sento, aggiungerei dei sacchi di juta alle tele.
– Perché? Come ti senti?
– Una pezza.

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4 thoughts on “L’eco degli scoppi

  1. Mariapia bedduzza… sempre piacere leggerti, anche quando ti senti una pezza 😦 Un abbraccio dall’altro lato dell’oceano!

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