Le coccinelle volano


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La paura dei serpenti

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Si ha paura di ciò che non si conosce,  fintanto che non lo si conosce, fin quando non diventa palese quanto le paure, i timori e le remore, incentrate su qualcosa di cui non si avesse piena coscienza, ne impedissero la scoperta; una scoperta che, spesso, è persino piacevole e bella; una scoperta che, contrariamente ai presupposti, spiazza e spiana il terreno alla consapevolezza di come sia nettamente più logico aver paura di ciò che si conosce e ci è spaventoso per esperienza, rispetto alla rinuncia a conoscere, tentare e sperimentare qualcosa, sulla base di ciò che crediamo o temiamo sia.
E lo so che i serpenti fanno paura davvero…ma ritengo si tratti di una paura che generalmente dipende da ragioni metaforiche, piuttosto che concrete. Del resto, il mondo è pieno di “serpenti” e capita a tutti, prima o poi, di incontrarne e di essere costretti a smaltire qualche dose di veleno.
È il motivo per cui bisognerebbe imparare a temere e a difendersi solo da quelli pericolosi davvero.


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Sulla realtà virtuale e la possibilità di uscire con Jude Law

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– Zuckerberg ci ha visto lungo un’altra volta.
– Ah sì? E perché?
– Ieri ti ho detto che stava a Barcellona….
Ieri abbiamo trascorso il pomeriggio sul divano, lui a smanettare con il computer ed io a leggere I giorni dell’abbandono. Faccio mente locale e provo a ricordare. Sì, è probabile che me lo abbia detto, ma non gli ho prestato molta attenzione, perché ero arrivata al punto della storia in cui la protagonista, completamente svalvolata, esce di casa in camicia da notte per permettere al cane di fare la cacca,  solo che a sua viene colta da quella che dalle mie parti chiamiamo na moss e panz e non trova altra soluzione che accovacciarsi a defecare pure lei nel parchetto pubblico.
-…per il lancio del nuovo Samsung S7.
Sì, ora ricordo, me lo ha detto, ma ero troppo concentrata a scoprire dove andasse a parare tutta la merda del libro che stavo leggendo, per interessarmi a come Zuckerberg passa i fine settimana.
Lo guardo ed ha un sorriso sornione.
– Hai presente quella poltrona e quegli occhiali che abbiamo visto nella FNAC del BH Shopping?
– Sì sì! – Rispondo entusiasticamente. – Quelli che, se li compriamo entrambi, per il prossimo carnevale ci travestiamo da Xmen, io faccio Cerebro e tu fai Ciclope?
– Chiccola, non scherzare. Il futuro è arrivato.
E continua a sorridere, stavolta trionfante.
– L’hai vista la foto di Zuckerberg? – Mi chiede.
– No, che non l’ho vista!- E cerco di aggiungere al punto esclamativo una sfumatura di indifferenza che gli impedisca di continuare, perché tutto sto parlare di Zuckerberg quasi comincia a starmi sulle scatole. Ma continua.
– Praticamente, c’è Zuckerberg che passeggia in una sala piena di persone, ma nessuno se lo fila, anzi in verità nessuno lo nota, perché tutti i presenti indossano gli occhiali per la realtà virtuale. Aspetta…la cerco e te la mostro.
Trascorre mezzo minuto e mi ficca il suo telefono sotto il naso. – Tieni, guarda tu stessa!
E in effetti la foto è esattamente come me l’aveva descritta. C’è Zuckerberg che passeggia di fianco ad una platea che lo ignora totalmente.
– Eh? Hai visto? Che te ne pare?
– O Chiccolo, – gli chiedo – Ma a te ti pare bella sta cosa?
– A te no?- mi chiede a sua volta leggermente preoccupato.
– E certo che no!- gli rispondo. – Voglio capire Zuckerberg, dal momento che, realtà virtuale o meno, se mi passasse accanto, pure io non me lo filerei di pezza. Ma immagina che tragedia se, a causa di uno strumento del genere, mi passasse accanto Jude Law ed io non me ne accorgessi. Cavoli! Non riesco a immaginare niente di peggio!
Scoppia a ridere come avevo sperato e scuote la testa.
– No Chiccola, tu non ti rendi conto dell’impatto che questo tipo di tecnologia avrà sulla società. È meraviglioso!
– No Chiccolo,- ribatto – Io capisco eccome, ma non ci trovo nulla di meraviglioso. E ti spiego perché. Quante ore al giorno trascorriamo insieme io e te? Dunque, tu esci di casa alle sette di mattina e rientri alle sette di sera, quindi stai fuori per lavoro dodici ore. Anzi no… Perché tu torni alle diciannove, quindi di ore fuori ne passi quattordici.
– Aspetta, – mi interrompe- Che hai detto?
– Che trascorri quattordici ore fuori casa per lavoro.
Spalanca gli occhi. – Quanto fa diciannove meno sette?
Cacchio! Questo errore di calcolo mi rovina la credibilità! Provo a rimediare argomentando più convinta che mai.
-Vabbè, dodici, quattordici, non fa molta differenza. Quello che vorrei tu capissi è che tolto il tempo del lavoro e del sonno, quante ore mediamente  trascorriamo insieme? E per insieme intendo insieme insieme, no che tu fai la doccia e io preparo la cena, no che mangiamo e la TV in sottofondo…Quante? Una, forse due, prima di dormire? E ti pare bello se da quest’ora, forse due, dovrei sottrarre altro tempo per vederti sdraiato sul divano, conciato da apicoltore, che sembri morto,  ma in realtà, che poi realtà non è perché è virtuale, stai inseguendo una libellula in un prato? È già tanto se non ti sequestro il telefono e ti disinstallo candycrash.
– Io però non li comprerei mica per me?! Sai che spasso vederti girare e sbattere dovunque per casa come una pallina impazzita in un flipper?
– Beh, se si tratta di questo, mi pare che me la cavo già abbastanza bene… E poi io non ho bisogno di una realtà virtuale!  Hai idea di che sforzo comporti svegliarsi felici ogni giorno, apprezzare tutto ciò che si è conquistato, guardare sempre e comunque al lato positivo delle cose?  Ci vuole fatica, impegno… E tanta fantasia. È per questo che sento le voci, canticchio canzoni, ti chiedo di ballare senza musica e faccio facce strane. Mica perché sono scema davvero? Ma questo non vuol dire che barattarei questo tipo di sforzo con la possibilità di accedere al mondo fatato di Barbie grazie a un semplice paio di occhiali. Io adoro la mia realtà reale e non ne vorrei altre.
– E allora perché leggi tanti libri? E allora perché guardiamo i film?
– Perché la letteratura e il cinema sono evasione, è vero. Ma la realtà virtuale è alienazione. E c’è una bella differenza!
– Sì, ma la realtà virtuale ti darebbe l’opportunità di visitare posti in cui non sei mai stata, di passeggiare per le strade della tua infanzia, di pranzare con i tuoi genitori senza prendere un aereo…
– Pure di uscire con Jude Law? Perché se è così allora ci posso pensare.
– Vabbè, adesso non esagerare.