Le coccinelle volano

Verde

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– Scegli un colore.
– Verde. Perché?
– Perché così, ogni volta che noterò un dettaglio verde in mezzo a tutto il resto, sarà come se tu fossi con me e mi stringi le mani.
Poi lo abbracciò un’ultima volta, con una stretta che sapeva di addio, sotto il sole abbacinante e a picco di piazzale dei Cinquecento, nei pressi di un’aiuola di rose rosse, ma con tante foglie verdi, che da lì a qualche tempo sarebbero state strappate via per far posto ad una delle statue più brutte della storia.
Lo guardò allontanarsi in direzione di via Po, scalciando sassolini invisibili con i suoi stivali antipioggia che data la temperatura si erano rivelati assolutamente fuori luogo. Immaginò che si sarebbe voltato a guardarla e, prima che lo facesse, per non dover resistere all’impulso di correre ad abbracciarlo ancora, scelse a caso una direzione opposta e si incamminò veloce.
Attraversò piazza della Repubblica e camminando, camminando tanto, arrivò a piedi fino a piazza Mancini, mandando a memoria, nel tragitto, tutte le canzoni di un album che era riuscita a scaricarsi con due mesi di anticipo rispetto all’uscita ufficiale ed il cui ascolto, abusivo e temporaneamente molto esclusivo, le garantiva un’illusione di dediche e citazioni dei suoi giorni.
Sul 220, non trovò posto a sedere e, quando l’autista partì sgommando, si aggrappò ad un sostegno chiendosi quante impronte estranee il suo palmo stesse raccogliendo. Poi, con una capacità di equilibrio tipica di chi passa troppo tempo in autobus, tirò fuori l’agenda dalla borsa ed abbozzò un pensiero sulla solitudine.
Dalle parti di ponte Milvio, riuscì a sedersi e si adagiò  stanca contro lo schienale. Fuori scorreva il fiume e tutta quell’acqua le solleticò gli occhi di pianto. Provò a pensare a qualcosa che la facesse sorridere, una battuta stupida, un’immagine buffa. E lo avrebbe chiamato perché la sua voce la faceva star meglio, ma non aveva il suo numero.
In fondo, cosa sapeva di lui? Il nome, l’età, che baciava bene?
Strizzò gli occhi, respirò forte ed ingoiò la tristezza.
Di là del vetro, il paesaggio correva sfocato dai fumi del traffico. Case, lampioni, macchine e bidoni.
E alberi con le foglie verdi.
Si sforzò di immaginare, si sforzò di sentire, creando con la volontà un miraggio che la realtà non le avrebbe concesso, ma quando abbassò lo sguardo sulle proprie mani, vedendole così piccole e fredde, le strinse forte l’una all’altra, perché era l’unico modo che conosceva per sentirsi meno sola.

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2 thoughts on “Verde

  1. Racconto molto bello (almeno quanto è brutta la statua del povero Woityla di fronte alla stazione!)

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