Le coccinelle volano

Cuore alle ortiche

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I brasiliani ti chiedono “Todo bem?” e devi rispondere di sì, altrimenti, se dici no, vogliono sapere perché e magari piangono con te. I brasiliani ti vogliono bene a prescindere, senza riserve, senza diffidenze, e non importa se non conoscono il tuo nome, perché basta loro un attimo per chiamarti amica, sorella, figlia. I brasiliani hanno un sorriso aperto, autentico e sincero, e, quando ti abbracciano, lo fanno forte, come se volessero lasciarti addosso un pezzo di sé, quel pezzo che a te manca, quel pezzo che ti fa male.

Un paio di giorni fa, in preda ad una desolazione senza troppi precedenti, contrariando la mia tipica reazione di fuga dal mondo e da me stessa, consistente nel rintanarmi in una stanza possibilmente buia, sono uscita di casa. Non avevo molta voglia di vedere gente, tantomeno di parlare, avevo solo bisogno di non pensare.
L’atelier era aperto al pubblico, a chiunque avesse voglia di trascorrere qualche ora disegnando e cimentandosi con gli acquerelli. È stato lì che ho conosciuto P.
Dopo avermi dato un paio di dritte su come usare i colori, ha cominciato a parlarmi di sé, della sua vita, dei suoi sogni. All’inizio non lo ascoltavo, impegnata a seguire le linee distorte che io stessa tracciavo, con la mano sul foglio e con la mente nei pensieri. Finché alcune delle cose che ha detto hanno attirato la mia attenzione.
– Sai, io non sono uno che soffre troppo. Una volta, la persona che amavo mi ha tradito. Certo, mi ha fatto male, ma, il giorno dopo averla lasciata, l’avevo già dimenticata. Credo dipenda dal mio essere estremamente razionale. Non lascio mai che le emozioni prendano il sopravvento. Per me tutto ha una logica, soprattutto il peggio.
Ho alzato gli occhi dal foglio e l’ho fissato. Al contrario di quanto il suo discorso raccontava, non dava affatto l’idea di un individuo superficiale o distante o incapace di emozionarsi.
– Non hai paura che questa forma di eccessivo controllo sulle tue emozioni, alla fine ti impedisca del tutto di provarne?- gli ho chiesto.
– Assolutamente no.
– Io, invece, sì. Perché, vedi, sto passando attraverso qualcosa di orribile e l’aspetto peggiore è che non riesco a provare nulla. So che, al mio posto, un’altra persona sarebbe disperata, spaventata, mentre io, a parte qualche raro momento di rabbia, sono completamente indifferente, come se non mi riguardasse.
– E dov’è scritto che tu debba per forza provare qualcosa?
– Da nessuna parte, ma comunque mi sento vuota e non voglio che, da una semplice sensazione, questa diventi davvero la mia natura.
– Impedirti di provare emozioni negative non ti renderà mai vuota, anzi, ti permetterà di apprezzare di più le emozioni positive. Tu hai bisogno di difenderti e l’indifferenza, in questo momento è la tua difesa. Perciò non lamentartene, ma, se ti permette di stare bene, vivitela, coltivatela. A proposito, che titolo vuoi dare al tuo disegno?
– Cuore alle ortiche.

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2 thoughts on “Cuore alle ortiche

  1. Bel titolo e bella storia! ;9

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