Le coccinelle volano

Happily ever after

4 commenti

image

Mi aveva chiesto di vederci il giorno dopo; aveva detto che doveva parlarmi. E prima di andare via, si era congedato abbracciandomi,  cosa che, fino a quel momento, era successa solo nelle mie fantasie più romantiche.
Prima che andasse via, io avevo provato a trattenerlo, avevo insistito tanto affinché mi dicesse subito quello che aveva da dirmi. Aspettare un altro giorno?  Pazzia! E se poi avesse cambiato idea su quello che aveva da dirmi? Se non avesse avuto più nulla da dirmi?
Non riuscii a convincerlo.
– Ci vediamo domani.
Quella notte ovviamente non dormii. Ero così innamorata di lui! Avrebbe potuto volermi dire tante cose, certo. Ma mi aveva abbracciata e qualcosa doveva pur significare. E poi io volevo che mi chiedesse di metterci insieme. Lo volevo con tutto il cuore.
Il giorno dopo, a scuola, ero totalmente rincitrullita, ma con la lucidità sufficiente per raccontare a tutti del mio appuntamento. Ormai sembrava fatta. Dopo tre anni di amore non corrisposto, il mio principe si era finalmente svegliato dal coma e da quella sera avremmo vissuto felicemente insieme nei secoli dei secoli e amen.

Ieri in Brasile era o dia dos namorados, variante locale di San Valentino, coincidente con la vigilia del giorno di Sant’Antonio che, a quanto pare, è altrettanto noto come santo matrimonialista e protettore delle coppie. Non ho mai avuto un grande feeling con queste ricorrenze obbligate. Questa, in particolare, è, da quel che ho letto, totalmente ruffiana e collocata appositamente in giugno per incrementare le vendite brasiliane del mese, altrimenti tra le statisticamente più basse di tutto l’anno. Allo stesso modo, non ho molto feeling con quelle persone che si qualificano solo come parte o metà di una coppia, quasi che, singolarmente, non godessero di vita propria, e perciò spacciano a tutto il mondo che le circonda baci, occhi lessi e proclami d’amore, che, quando posso, tento di schivarmi con lo stesso terrore con cui mi sono sempre evitata gli indianini che, in tutti i modi, provavano a vendermi rose, aste per i selfie e lucchetti.
Perché, quanto più si ostenta qualcosa, tante più probabilità ci sono di portarsi sfiga da soli, nel senso che a me è sempre capitato di notare che, proprio quelle persone che fanno proclami di amore eterno, sono le stesse che cambiano partner con la stessa frequenza con cui si cambiano la biancheria intima. Amano tutti infinitamente ed eternamente? Chissà…

Il sabato sera, mi preparai carina e uscii di casa. Non avevamo fissato un luogo o un orario preciso, ma davo per scontato che ci saremmo incontrati in centro, più o meno alle otto e mezza, come capitava sempre.
Aspettai per un’ora, nel freddo di febbraio che mi ghiacciava le mani e le orecchie. Cominciarono ad arrivare altri amici, feci l’indifferente, ma in realtà continuavo a guardarmi intorno aspettando che arrivasse lui. E alla fine arrivò. Salutò tutti, amici, conoscenti, estranei, passanti e pure i cani randagi. Salutò tutti tranne me.
Non capivo, lo guardavo, cercavo di attirare la sua attenzione, ma lui evitava persino il mio sguardo. Poi il gruppo decise di andare a mangiare una pizza.
-Tu che fai, vieni con noi?- mi chiese non ricordo chi.
No, non andai. Tornai a casa a piangere.
Piansi tutto il fine settimana, ma soprattutto piansi ancora più forte il lunedì quando tutti mi chiesero come era stato il mio appuntamento.

So che è stupido, ma mi sono sempre chiesta come sarebbe andata se non avessi raccontato a nessuno di quell’appuntamento.  Probabilmente, molto probabilmente, lui si sarebbe comportato allo stesso modo ed io ci avrei sofferto allo stesso modo, ma una parte di me è sempre stata convinta che, avendo ostentato a tutti tutta la mia gioia, peraltro prima che diventasse qualcosa di concreto, ero riuscita a portarmi sfiga da sola. Per questo, cominciai a tenermi quasi tutto per me e, ancora oggi, quando si profila un’opportunità di essere felice, aspetto prima che si concretizzi o, a volte, non ne parlo neppure quando si è concretizzata. Ed ho difficoltà a baciare in pubblico, a pubblicare foto di coppia sdolcinate e, in generale, a mostrare in giro quanto io sia sentimentalmente appagata.
Perché è indubbiamente piacevole sbattere in faccia al mondo la propria felicità, ma io ho sempre pensato fosse di gran lunga più spiacevole dare al mondo l’opportunità di rinfacciarti il momento in cui le tue opportunità si trasformano in infelicità.

Annunci

4 thoughts on “Happily ever after

  1. Prova a pensare a quel ragazzino sciocchino con i capelli tinti 😊🙄

  2. E quelli che hanno il profilo FB in comune??? Va be’, poi in fondo, contenti loro…bella la reminiscenza. Chissà se invece fosse andata diversamente ora dove staresti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...