Le coccinelle volano

L’ultima scatola

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Rimane una sola scatola,  che ho appositamente lasciato aperta. Il resto è già stato caricato sul furgone. Ho detto ai ragazzi della ditta di traslochi che li raggiungerò in cinque minuti. Gli ultimi cinque minuti in questa casa.
L’avevo trovata grazie alla dritta di un amico, otto anni fa, subito dopo la separazione da mia moglie. Una casa luminosa, accogliente, con una buona vista e un discreto giardino. Ideale per trascorrervi il fine settimana con i miei figli ed il restante tempo in solitudine, a rimettere insieme i cocci di una vita che improvvisamente era andata in pezzi.
Non me la sono cavata male, dopo tutto.
Ma, adesso che mi appresto ad un nuovo inizio, mi è difficile guardarmi intorno senza provare una profondissima malinconia.
Non mancano ormai molte cose. Alla fine, resta in gran parte paccottiglia di cui potrei fare a meno, ma che, per educazione, porto via con me. La bottiglia di Martini, che ho lasciato sulla mensola del camino, mi consiglia di buttare giù un ultimo goccio. Resisto e la cedo a chi vorrà servirsene o buttarla via.
È notevole e imbarazzante la quantità di oggetti che non ricordavo o non sapevo di avere, nascosti sul fondo dei cassetti, negli angoli infrattati di mobili, le cui ante ho aperto a mala pena due volte. Alcune continueranno a stare con me, altre giacciono sul fondo del bidone all’angolo di strada.
Le pareti ormai nude si preparano a registrare nuovi sussurri, a spiare l’amore, le liti, i discorsi e i silenzi di chi verrà dopo di me; qualcuno che, come me, tra queste mura si ritroverà e si sentirà perso; qualcuno che coltivi sogni, ma non abbia la pietà di far morire le speranze; qualcuno che, non importa quanto è spietato e triste il finale, perché sarà sempre pronto, ogni volta, a ricominciare; qualcuno, le cui impronte, gradualmente, si sostituiranno alle mie e a quelle delle persone che, insieme a me, sono passate di qua.
Pochi amici, molte donne e, tra le tante, lei.
Sorrido mentre stringo tra le mani questo babydoll, traccia concreta del suo passaggio, dimenticata, forse volutamente, perché un giorno, scavando sul fondo di un armadio, il mio cuore potesse perdere un battito a ricordarsi del suo odore. Le ombre disegnano forme di labbra e baci, il cui segreto, queste pareti conserveranno in eterno. Chissà che tra tanta polvere, incastrato tra due listelli di parquet, non sia rimasto un suo capello.
E mi chiedo, mentre tra i sorrisi soffoco una lacrima, quanto del nostro amore rimarrà per sempre qui, come un’eco silenziosa che risuoni lungo il corridoio, dalla cucina alla camera da letto, sotto la doccia e poi, indietro, sul divano, ad assolare la noia della tv lasciata accesa, del soffritto che rischia di attaccare, dei passeri che cantano al mattino presto.
Continuo a sorridere, soffoco altre due lacrime e le invio un messaggio. Ti voglio bene, babe. Te ne vorrò sempre.
Mi risponde dopo pochissimo.
Ecco, adesso posso chiudere l’ultima scatola, chiudere la porta e andare.

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