Le coccinelle volano

Foto mancate

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Il ragazzo con i capelli rosa
Ha i capelli rosa shocking, come quelli di Jem e le Holograms, ma rasati sulla nuca e sulle tempie e con un cipollone annodato in cima allo scalpo, le sopracciglia platinate, quasi gialle, un anello al naso, che si tocca spesso, forse nel tentativo infruttuoso di scaccolarsi, un bottone infilato in un labbro ed un lungo orecchino a forma di sciabola, che gli pende dal lobo destro e arriva fino a toccargli la spalla. È magro, magrissimo, e nell’orecchio senza sciabola ha infilato un auricolare.
Chissà cosa ascolta, mi chiedo, e vorrei raccontargli di quella volta che anch’io mi feci i capelli rosa, non per scelta, ma per errore, causa mancata valutazione delle conseguenze del repentino passaggio dal biondo platino al rosso tiziano. Era di ottobre e, in memoria della rivoluzione di ottobre, quella russa, io mi ero programmata una rivoluzione rossa. L’incentivo mi era arrivato da una notizia riguardante le sorti di una persona che, tempo addietro, quando appunto portavo i capelli rossi, aveva fatto parte della mia vita. Credevo che rifacendomi i capelli di quel colore, avrei limitato il senso di perdita. Non fu così, anzi rischiai pure di peggiorarlo, aggiungendovi la perdita dei capelli.

Ohhhhh
Prima di lasciarmi entrare, mi chiedono di compilare un modulo. La mia vita in centoventi domande. Non pensavo servissero tutte queste informazioni per farmi controllare i denti. Compilo, metto la firma e busso. La segretaria apre, ritira il modulo e mi chiede di continuare ad aspettare. C’è un banco pieno di riviste e ne prendo una qualunque. È Cosmopolitan,  in spagnolo, che, peraltro, non conosco, ma che, da quando bazzico il portoghese, miracolosamente intendo, e in copertina c’è quella puzzona di Taylor Swift, ma ormai l’ho presa e tanto vale sfogliarla. Ho un modo molto disordinato di leggere i giornali. Li apro a caso più volte e poi procedo sfogliandoli a ritroso. Il caso mi offre un articolo sui rapporti di coppia, in particolare su come relazionarsi con la migliore amica del proprio compagno. Conosco già la risposta, quindi non lo leggo. Non ci si può relazionare in nessun modo, perché i compagni, i fidanzati e i mariti non possono avere amiche, tantomeno migliori. No, non c’è nulla di male nell’amicizia tra una donna e un uomo impegnato. Ma ritengo sia molto rischiosa. Sia per lei che per lui. Statistiche accreditate riportano che, nella maggioranza dei casi, almeno uno dei due finisce con il rompersi qualche osso e non casualmente, ma per incidentale intervento della compagna, della fidanzata o della moglie. A mio avviso, è meglio quindi non rischiare.
Nelle pagine precedenti trovo un test. Mi piacciono i test. Non servono a nulla, ma sono un’ottima occasione per rispondere a domande che non ci si sarebbe mai posti, per giungere a conclusioni cui non si sarebbe mai giunti e a cui si poteva continuare tranquillamente a non giungere. Cerco di capire quale sia l’argomento. C’è una foto di una mutanda femminile in primo piano e la didascalia dice semplicemente “Ohhhhh”. Prima domanda: come ti piace che lui ti tocchi? A) soavemente attraverso i vestiti; B) delicatamente, ma con fermezza; C) sfregando violentemente. Chiudo di colpo il giornale, prima che si riaffacci la segretaria e mi becchi a compilare un test sulla stimolazione del clitoride. Ma veramente c’è qualcuno che considera interessante o utile il risultato di “dimmi come ti piace e ti dirò che clitoride sei”? È talmente inverosimile che mi verrebbe di scattare una foto, solo per essere certa di non averlo immaginato. Riapro la rivista a caso e stavolta mi tocca in sorte un articolo sull’anatomia e la funzionalità del pene. Vabbè, ho capito, niente giornale.

I piccioni
Rientro a casa con l’autobus. È l’ora di punta e si sta tutti stretti. Alla fermata che precede la mia, sale un tipo bello, bello davvero. E sto appunto pensando questo, quando l’autobus frena di colpo, il tipo bello bello, che forse si sentiva troppo figo per rovinarsi la posa aggrappandosi ai sostegni, cade, mi frana addosso e mi manda a sbattere con violenza contro la struttura in ferro di un sediolino, come se ammaccarmi una coscia fosse il degno seguito ad un’ora di torture dalla dentista. Scendo mezza zoppicante, attraverso e, sulla piazza vicino casa, quella che ha la statua di un signore con gli occhiali, incontro uno stormo di piccioni intento a mangiare un mucchio di briciole e semi. Avrei potuto scattare tante foto strane, buffe, sorprendenti. Finisco con lo scattare una banalissima foto ai piccioni. Non è certo interessante come quelle mancate, ma conferisce quel pizzico di normalità che, dopo tante assurdità, talvolta non guasta.

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11 thoughts on “Foto mancate

  1. Sei riuscita a trasformare una pagina di “diario” in un momento (per me) divertente e coinvolgente. Mi ci hai portato dalla dentista e nel tram e tra i piccioni … grazie della passeggiata 😉

  2. La funzionalità del pene….direi che insieme alla gestione dello sfregamento del clitoride (di cui peraltro non so quanto possa interessare agli autori di Cosmopolitan, forse meno a chi decide di controllarsi il clitoride dal dentista….) sono entrambi articoli davvero degni di una rivista utile..per sostenere un tavolo sbilenco….
    Un bell’esempio di rivista penosa (o clitoridosa……o supercalifragilistichespiralidosa…..)

  3. Non amo i piccioni, ma la foto è bellissima , molto colorata 😊

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