Le coccinelle volano

La bambina cicciona 

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​Era una bambina grassa. Lo è ancora. Non bambina, ovviamente, ma grassa, enorme, pachidermica. Lo so perché ce l’ho tra gli amici di Facebook. Mi inviò la richiesta di amicizia alcuni anni fa. Accettai, scambiammo qualche messaggio di convenevoli e poi più nulla, ossia quel nulla intervallato due volte l’anno dai reciproci, sterili, auguri di compleanno. 

Era un bambino maleducato e odioso. Lo è ancora. Non bambino, ovviamente, ma maleducato, odioso, attaccabrighe e disperatamente ignorante. Lo so perché ce l’ho tra gli amici di Facebook. Mi inviò la richiesta di amicizia alcuni anni fa. Accettai, ma non scambiammo alcun messaggio. Un nulla completo, neppure intervallato due volte l’anno dai reciproci auguri di compleanno. 

La bambina grassa era il bersaglio preferito delle prese in giro del bambino maleducato e odioso. 

Ricordo una volta in particolare. Eravamo in terza o forse quarta elementare. La scuola del centro era in restauro e, quell’anno, ci avevano sistemati in un edificio più piccolo, dove, per farci stare tutte le classi, le lezioni erano state organizzate in turni mattutini e pomeridiani. Quella volta era pomeriggio. 

Con la testa poggiata sul banco, fingevo di ascoltare la lezione della maestra, ma in realtà avevo sonno ed ero distratta. 

Il bambino maleducato e odioso era distratto quanto me. Seduto nel suo banco, sciorinava parole offensive all’indirizzo della bambina grassa. 

Gli chiesi di smetterla. 

Non ero una bambina buona e la bambina grassa nemmeno mi stava simpatica, quindi il mio non fu un gesto di eroismo, un atto di bontà, una dimostrazione di altruismo. Probabilmente stavo solo cercando un espediente per vincere la noia. 

Un espediente che colse nel segno, perché il bambino maleducato e odioso smise di prendere in giro la bambina grassa. 

Solo che poi cominciò a prendere in giro me. 

La bambina grassa, però, non gli chiese di smettere. Anzi, un improvviso istinto cameratesco la spinse ad unirsi a lui nel prendermi in giro. Andò avanti così fino alla fine della lezione. 

Non so perché mi sia tornata in mente questa storia, né quanti e quali significati possa attribuirle.

Ero una bambina grassa. Non quanto lo era l’altra bambina grassa, ma abbastanza perché pure io venissi definita “chiattona”. Insomma, ero una bambina cicciona. Non lo sono più, né bambina, né cicciona.

E, forse, alla fine, la morale di questa storia sta nella necessità e nell’importanza di crescere e cambiare.

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17 thoughts on “La bambina cicciona 

  1. Ma perché sei stata così tanto assente???? Perché???? Ero in crisi di astinenza dei tuoi post!!!!

    • Oi Elena! Non c’è un motivo preciso o, forse, è un motivo che non mi piace e per questo lo ignoro. Ma, è vero, ho scientemente evitato di scrivere. Scrivere mi mette in contatto con la parte più sincera di me e, poiché un po’ temo quello che avrebbe da dirmi in questo periodo, ho pensato fosse meglio lasciarla tacere. Ma grazie per avermi aspettata 😊! Peraltro, ho i tuoi racconti sulle vacanze di cui aggiornarmi, perciò corro a leggerti! Ti abbraccio!

  2. Mi fai preoccupare! Bentornata!! Quando uno è demente lo può essere sia da bambino, più “scusabile ” che da adulto. E tu da adulta sei bellissima dentro e fuori e io ti vedo solo in una fotina ❤️

  3. La morale sta anche nell’evitare di fortificare gli animi di persone sterili con l’effimera “forza” dei bulletti che usano le offese per farsi notare…
    Anche perchè purtroppo è un atteggiamento che se non viene corretto, diventa abitudine e poi può degenerare.
    Di gente idiota purtroppo è pieno il mondo, sarebbe carino evitare di aumentarne ulteriormente il numero, l’ossigeno scarseggia e sprecarlo mi pare davvero stupido.

    • È una morale di difficile attuazione, ma sono d’accordo con te. I punti più spinosi sono due e riguardano i luoghi comuni secondo cui 1)bisogna sempre tutelare il bambino che siamo stati e che ancora ci vive dentro; 2) bisogna accettarsi per ciò che si è e foraggiare quotidianamente la propria autostima. Ma, se da bambini si era maleducati, viziati, incivili, il primo luogo comune vale lo stesso? Perché, a volte, ci si dimentica di quanto, da bambini, seppur involontariamente, possiamo essere stati cattivi e crudeli. E soprattutto, bisogna amarsi per ciò che si è, anche quando si ha piena consapevolezza dei propri limiti negativi? Forse, il problema non esiste affatto, perché gli animi sterili non saranno mai dilaniati da questi dubbi. Ma, credimi, ho quasi la certezza che siano quelli che respirano meglio. Ciao!

      • Avere meno pensieri non significa necessariamente vivere meglio perchè certo, si è immuni alle critiche, ma probabilmente si è impermeabili anche alle emozioni positive.
        Probabilmente una risposta univoca non esiste perchè ogni persona reagisce, pensa e immagazzina in maniera diversa ricordi ed emozioni….
        Ma non essendoci una regola, andrà bene in ogni caso! Ciao buona giornata a te!

  4. bellissima finestra sui tuoi ricordi. ben tornata

  5. I bambini hanno una cattiveria disumana. Anche perché sono ancora acerbi. Ma il lato peggiore è che parte della brutalità la acquisiscono dall’ambiente in cui crescono.

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