Le coccinelle volano

Taxi

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Il clacson attira la mia attenzione e alzo gli occhi. Faccio appena in tempo a scorgere l’auto bianca che sfreccia e l’autista che, salutando, si sbraccia. Sarà João, il mio tassista preferito. 

A Belo Horizonte e, suppongo, anche in altre città, esiste un servizio di taxi lotação, taxi collettivi che fanno lo stesso percorso delle circolari e che ti permettono di spostarti, al prezzo di qualche decina di centesimi in più rispetto al prezzo dell’autobus, col conforto dell’aria condizionata, della rapidità e soprattutto della possibilità di fermarti nell’esatto punto desiderato, evitando le lunghe scarpinate che spesso occorrono per raggiungere, dalla fermata, la propria destinazione. 

La prima volta che mi avvalsi del servizio ero parecchio titubante. 

– Dove devi andare?- mi chiese il tassista sporgendosi verso il finestrino del passeggero.

Gli dissi la destinazione e mi invitò a salire in macchina. Mi si accodarono altre due persone e insieme partimmo.

Per tutto il tempo non feci altro che chiedermi quanto mi sarebbe venuto a costare. Perché le volte in cui mi era capitato di prendere il taxi a Roma mi avevano sempre spennata.

Per esempio, quando traslocai da San Giovanni alla Cassia. Non ero nuova a traslochi effettuati coi mezzi pubblici. Ovvio,  era sempre parecchio imbarazzante andare in giro carica come un’asina e coi manici delle padelle che mi sbucavano dalle borse, ma alla terza ci avevo fatto l’abitudine. Solo che quella volta avevo la febbre alta, perciò chiamai un taxi. 

Quaranta euro per 20 km. Praticamente più del   triplo di quanto avevo sempre speso per fare 250 km in treno. Alla fine, il tassista mi scrisse su un biglietto il suo numero di telefono. “Chiamami, così qualche volta, usciamo a bere qualcosa insieme”. Scaricai il biglietto nella tazza del bagno nuovo, subito dopo aver poggiato tutte le borse ed essermi chiusa la porta alle spalle. E non solo perché temevo che, qualora ci fossi uscita, avrei dovuto pagare la corsa della serata. 

João non mi ha mai dato il suo numero di telefono, né ha mai chiesto il mio. Ci siamo conosciuti alcuni mesi fa, durante uno dei miei abituali rientri del mercoledì pomeriggio. A differenza di tanti, João indovinò che ero italiana appena aprii bocca. 

– Sai,- mi spiegò- mio padre era italiano e mi ha insegnato la vostra lingua. Solo che ormai la ricordo pochissimo. 

Incontrai nuovamente João il 22 settembre, un giorno prima che, da queste parti, cominciasse la primavera. Lo ricordo bene perché quel giorno avevo un appuntamento importante e avevo associato, all’inizio della nuova stagione,  l’inizio di una nuova stagione. L’autobus tardava a passare. Accostò un taxi, era quello di João. Quella volta, però, io dovevo recarmi ben oltre il punto fin dove normalmente arrivano i taxi lotação. 

– Non preoccuparti, sali, ti ci porto io!

E mi accompagnò. Il tragitto normale costa quattro reais a tratta, lui mi aveva accompagnato per molti km oltre. Istintivamente gli porsi una banconota da dieci, insistendo perché non mi desse il resto. 

– Non esiste!- reclamò. – Tu sei la mia amica italiana. 

Alla fine, riuscii a convincerlo almeno a darmi solo il resto di cinque. 

Ho ripreso il taxi di João qualche tempo dopo, in uno dei miei soliti viaggi di andata del mercoledì. Nel frattempo, è cominciata la nuova stagione, anzi è quasi finita, ma non si è rivelata molto diversa dalla precedente. Forse perché qui le temperature variano dal caldo, al caldissimo, al caldo. Il cambiamento sta solo nella pioggia. Quando il cielo ha bisogno di piangere.

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2 thoughts on “Taxi

  1. A volte si viaggia per piacere altre per dovere..ma quanto conta anche la compagnia!

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