Le coccinelle volano

In palmo di mano 

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Se non avesse fatto l’insegnante, avrebbe fatto lo psicologo, lo psicoanalista, il terapeuta, insomma si sarebbe fatto pagare per ascoltare, più che per farsi ascoltare. Non ce lo disse mai apertamente, ma noi lo avevamo capito e cominciammo ad approfittarne. 

Le mattine in cui avevamo lezione con lui, erano frequenti conciliaboli con dialoghi di questo genere.

– Ci vai tu?

– No, dai, io ci sono già andata settimana scorsa.

– Vacci tu, Paole’, che hai i genitori divorziati. 

– Ma tu non ti sei mollata col ragazzo?

– No, non posso far morire mia nonna un’altra volta. 

– Robbie Williams che ha lasciato i Take That è un buon motivo? 

– Vabbè, ho capito, ci vado io.

Praticamente, tutte le volte che avevamo lezione col prof di italiano, anziché accordarci su chi si sarebbe offerto all’interrogazione, cercavamo di decidere chi gli avrebbe sottoposto il proprio problema. 

Lui non si tirava mai indietro. Era anzi palese, quanto lo lusingasse assurgere al ruolo di professore amico e confessore. Anche a costo di perdere due ore di lezione. Cosa che costituiva, ovviamente, il nostro vantaggio. 

Io non avevo grossi problemi da sottoporgli. Sì, ero follemente innamorata e non corrisposta, cosa che, all’epoca, era per me una gran tragedia, ma questo tipo di situazione portava via al massimo cinque minuti di incoraggiamento. E nemmeno ero capace di inventarmeli i problemi. Ad ogni modo, in un paio di occasioni, gli chiesi anch’io consiglio. E, no, non funzionò. Il mio amore rimase imperterritamente non corrisposto. 

Oltre a ritenersi un ottimo psicologo, il mio prof di italiano del liceo si riteneva altresì un discreto chiromante. 

La prima mano che lesse fu quella di C. (iniziale del nome e pure del soprannome).

Dicono che le amicizie del liceo durano tutta una vita. Posso confermare che accade lo stesso con le inimicizie.

Io e C., altrimenti nota come la c., ci detestavamo. Non riporterò i motivi, dal momento che, anche a distanza di anni, ancora la ritengo una persona che in nessun modo merita la mia attenzione. Sarà sufficiente dire che, per me, la c. rappresentava la quintessenza della meschinità (e non solo perchè era capace di svenire a comando pur di farsi equiparare, ingiustamente, i voti ai miei).

Sul palmo della mano sinistra di C., il prof lesse e profetizzò una vita lunga e bellissima. Dopo di lei anche altri miei compagni di classe offrirono la mano al prof, per farsi svelare un po’ di futuro. In fila con loro, anch’io.

Per tutti, il mio professore di italiano ebbe parole positive. Non ricordo nei dettagli, ma nessuno si lamentò. 

Sarà che io ero l’ultima, sarà che il prof si inventava tutto e arrivato a me aveva esaurito il repertorio, sta di fatto che, quando guardò la mia mano, fece una brutta faccia, bruttissima, e disse- Non posso dirti quello che vedo.

Lo implorai, lo supplicai. Era inamovibile. 

– Che mi succederà? Avrò una vita brutta? Morirò presto? 

Niente. Non volle dirmi niente.

Non credo negli oroscopi, non mi fido dei maghi, non stimo i cartomanti e non penso che il futuro compaia nelle palle di vetro. Eppure, la curiosità di scoprire quali segreti serbasse la mia mano, una sera di alcuni anni dopo, durante una sagra di paese, mi convinse a lasciarmi scrutare il palmo da una giovane donna vestita da gitana.

Evito di riportare ciò che mi “rivelò”. 

Non me ne sono mai lasciata condizionare, convinta che, se ci portassimo davvero scritta la vita in palmo di mano, le nostre scelte e la nostra volontà si svuoterebbero di senso, privandoci della possibilità di attribuirci i meriti e pure i demeriti, le soddisfazioni e anche le recriminazioni. 

La mia vita è nelle mie mani, ma non intrappolata nelle linee.

Ciononostante, ancora mi ricordo di quel pronostico sciagurato. 

Me ne ricordo quando le cose vanno malissimo, ma soprattutto quando, nonostante tutto, riesco a cavarmela, a trarne qualcosa di buono e ad essere felice. 

Perché, se a quindici anni mi fosse stato detto che avrei avuto una vita meravigliosa, probabilmente non mi sarei mai impegnata a renderla tale. Al contrario, la garanzia di una vita di merda mi ha sempre incentivata a non mollare, a sovvertire le situazioni, a riscrivermi il destino a mio piacimento. E pure se non sempre ci riesco, pure se certe tragedie sono e rimangono tali, mi piace continuare a provarci. 

In fondo, sono viva per questo. 

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9 thoughts on “In palmo di mano 

  1. Vero caspita, chi si adagia negli allori poi perde il gusto della sfida, del guadagnare ogni cosa e per questo sentire di meritarla davvero….

  2. Se solo potessi afruttare la comunicazione non verbale, tipica della mia sicilianità ti farei tipo così 💪💪
    Purtroppo dovrò utilizzare le parole e quindi i dico “dovresti proprio ringraziare quel prof!”
    Lievemente, Neveesogno

  3. Questo professore, di fronte ad una ragazzina di 15 anni, avrebbe potuto dire qualcosa..ho trovato il suo non dire di una cattiveria gratuita. Poi TU sei TU e ti salveresti sempre e comunque, sei fatta così 😊
    Ma quella ragazzina meritava di più .

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