Le coccinelle volano

Dopo di te

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Ho letto “Io prima di te” un paio di anni fa, quando era già un best-seller, ma prima che diventasse un film, che peraltro non ho ancora  visto. Ricordo che mi era piaciuto; ricordo che, per questo motivo, cercai altri libri della stessa autrice, trovandoli poi altrettanto piacevoli.

Ho cominciato a leggere “Dopo di te”, durante le vacanze di natale. Volevo una lettura leggera, non troppo impegnativa, qualcosa con cui mi fosse facile orientarmi da subito, avendo di bagaglio i dettagli della storia precedente. 

Come potesse passarsela Louise Clark  dopo la fine della storia con Will, francamente, non mi interessava o, comunque, un’idea potevo farmela da sola.

Purtroppo, un po’, anzi un bel po’, di gente, a detta di Jojo Moyes, quest’idea non è riuscita a farsela, tartassandola di richieste, affinché scrivesse il seguito ad una storia che non aveva bisogno di alcun seguito e, soprattutto, non aveva bisogno di questo seguito. 

Del resto, quando si perde per sempre l’amore della propria vita in che modo ce la si potrebbe  mai passare? 

Ci si sente disperati. E Louise Clark è disperata. 

Ci si ubriaca. E Louise Clark si ubriaca. 

Si cade in depressione. E Louise Clark cade, e non solo in depressione, ma pure dal tetto, perché bisognava pur riempirle quattrocento pagine di libro. 

Ed è così  che, da brava scrittrice, Jojo Moyes si è trasformata in una pessima autrice, (s)tirando (per le lunghe)  una trama che manco Beautiful nei momenti d’oro: gente che sta per morire ma non muore, figli ignoti che appaiono dal nulla, minacce, sparatorie, ambulanze e, per elaborare degnamente il lutto, una relazione esclusivamente di tipo sessuale col belloccione di turno, dall’animo vagamente turbolento, perché di questi tempi una sfumatura di grigio non guasta mai. 

Insomma, “Dopo di te”, a mio avviso, è una vera ciofeca. Tanto più che ho impiegato quasi un mese per finirlo e pure controvoglia. 

Non è il seguito peggiore che abbia letto. “Ritorno a Madison County”, col suo tentativo di riprendere una storia, di cui, fin dall’inizio, si sapeva che i due protagonisti erano morti senza mai più riuscire ad incontrarsi, resta imbattibile. Ma è interessante come, anche in quel caso, l’autore si giustificò dicendo che erano stati i lettori a volerlo.

Gli scrittori, e pure i lettori, dovrebbero tenere a mente che scrivere il seguito di una storia che non dovrebbe avere un seguito, solo perché sono i lettori a chiederlo, è come tornare insieme a qualcuno con cui non si vorrebbe più stare insieme, solo perché, secondo amici e parenti, si formava una bella coppia. È quasi scontato che non ne verrà fuori nulla di buono. 

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13 thoughts on “Dopo di te

  1. Condivido in pieno questo concetto.
    In tutto. Nei libri, nei film e anche nelle serie tv, odio quando si ostinano a trascinarle solo perchè hanno avuto un gran successo fino a quel momento.
    Il fatto è che dispiace a tutti quando qualcosa che ci è piaciuta finisce.
    È normale. È vero quando dicono che finire un libro è un po’ come perdere un amico.
    Ma questo non vuol dire dover a tutti i costi trattenere quell’amico riempendo il tempo insieme con discorsi futili e banali.
    Le cose belle finiscono, è e sarà sempre cosí.
    Bisognerebbe educare alla bellezza della fine.

  2. Ciao Maria! Anche io ho letto “Io prima di te” e ti consiglio di vedere il film perché Clark è stupenda ed è esattamente come me l’avevo immaginata: dolce, allegra, semplice.
    Il seguito non avevo intenzione di leggerlo e, ora, dopo quello che hai scritto, sono contenta di non averlo fatto. Anche per me la storia finiva lì 😊
    Se hai tempo, leggi il mio articolo “cuore imperfetto”, tra i commenti c’è anche quello dell’autrice 😬😬😬

  3. adoro le stroncature motivate e qui la motivazione è ineccepibile.
    ml

    • Grazie, Massimo! E’ molto raro che io stronchi qualcosa. Rispetto il lavoro altrui e, solitamente, quando qualcosa non mi piace, mi limito ad evitare di esprimere commenti. Ma, stavolta, la motivazione era davvero troppo forte! Ciao 🙂

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