Le coccinelle volano

Uno strano dettaglio 

Lascia un commento

wpid-13528328242161

Il posto era quello che avevano convenuto per il loro primo appuntamento e lei era esattamente come si era descritta. Capelli scuri di media lunghezza, occhi…gli occhi da quella distanza non riusciva a vederglieli, ma non sembravano chiari, un metro e settanta all’incirca di altezza, ma, da seduta, era difficile valutare. Solo un dettaglio non riusciva a spiegarsi, ma probabilmente anche quello era dovuto alla distanza di osservazione.

Raoul attraversò il grande incrocio, evitando le auto che rischiavano di travolgerlo da ogni direzione e le si avvicinò.

Lei non lo vide subito. Magari, finse di non averlo visto.

Seduta su una panchina, collocata in un punto in cui l’unica visuale fruibile era il traffico impazzito, neppure un’aiuola ad ingentilire il marciapiedi, sembrava non essere affatto turbata dal frastuono che la circondava e il sole, sorgendole alle spalle, in controluce, donava alla sua figura una sacralità sfuggente. Lo sguardo basso, a rincorrere le parole di un libro che, con la destra, teneva aperto sulle ginocchia. L’espressione assorta, ma non al punto di incresparle la fronte con rughe di concentrazione. Quasi che le frasi che stava leggendo, staccandosi dalla carta, le entrassero in mente già decodificate e pronte ad arricchirle i pensieri. E poi quel dettaglio che, avvicinandosi, Raoul constatò concreto.

Era una visione strana, rassicurante, ma fuori contesto.

Giunto a due passi da lei, si schiarì la voce per attirare la sua attenzione. Lei con calma chiuse il libro, lo infilò nella borsa che teneva adagiata contro il fianco destro e, finalmente, alzò lo sguardo.

– Sei in ritardo. – Gli disse sorridendo.

Di fronte a quel sorriso, Raoul provò una sorta di struggimento, la sensazione ancestrale di una realtà poco reale, un conforto amniotico, provato un tempo, poi dimenticato e, adesso, ritrovato.

– È vero, scusami.- le disse.- Oggi la città è come impazzita ed ho impiegato quasi un’ora per trovare parcheggio.

Lei si guardò intorno con aria sufficiente, registrando l’informazione come un dettaglio banale, quasi volgare. In un certo modo, era come se soltanto in quel momento si rendesse conto di dove si trovasse e mormorò un “uhmm”, di constatazione, di approvazione, chissà…

Raoul allora le tese la mano. Pensò che, se l’avesse toccata, quella strana sensazione che avvertiva forte, migrando dalla vista al tatto, avrebbe assunto un senso più concreto. Ma, quando le mani si strinsero, non cambiò molto.

– Hai pensato ad un posto in particolare in cui ti piacerebbe andare?- nel porle questa domanda, lo sguardo di Raoul scivolò sul dettaglio, adesso ingombrante, evidente, invadente.

Lei finse di non notare dove lui stesse guardando. Poi, lentamente, scosse il capo – No, non ci ho pensato. Ma potremmo rimanere qui.

Quella proposta lo lasciò di stucco. Non era esattamente il tipo di appuntamento a cui aveva pensato. Cosa avrebbero fatto? Quanto tempo sarebbero rimasti fermi in quel punto di città per nulla attraente, a respirare gas di scarico fresco di giornata? Ma non voleva contraddirla, né deluderla e decise di assecondarla.

– Ok- disse.- Posso sedermi?

– Certo!- le rispose lei. E con il palmo diede alcuni colpi alla seduta metallica della panchina.

Raoul fece per sedersi ma il dettaglio strano era di intralcio. Lei immediatamente si mosse per rimediare.

– Hai bisogno di aiuto? – le chiese.

– No, grazie, faccio da sola.

E così Raoul le si sedette accanto.

Trascorsero pochi minuti o molte ore o, addirittura, un giorno, seduti così, l’uno di fianco all’altra. Ogni tanto si sfioravano ed, ogni volta, il tempo accelerava; per lo più, però, rimanevano distanti, a confrontarsi su due piani che, allineandosi e sommandosi, dilatavano le trame del tempo.

La sensazione, che lui aveva provato all’inizio, rimase immutata, ma imparò a gestirla, anzi, inconsciamente, sapeva già che, quando avrebbe smesso di provarla, gli sarebbe mancata.

Che si era fatta l’ora di andare, lo capirono dal colore del cielo. Se era troppo chiaro o troppo scuro, Raoul non avrebbe saputo dirlo. Ma era il colore giusto per un distacco.

Si alzarono in piedi entrambi. Nel farlo, però, lei quasi inciampò nel dettaglio. Si riscosse immediatamente, come se nulla fosse successo.

Incerti tra il tendersi la mano o l’abbracciarsi, semplicemente si sorrisero. Stavano così per allontanarsi, ciascuno per la propria direzione.

Solo che Raoul  sentiva che non poteva andarsene, non prima di aver scoperto qualcosa su quel dettaglio strano. E così, non resistendo oltre alla curiosità, alla fine, glielo chiese- Scusami… Cos’è? Cosa contiene?

Lei si illuminò.

– Che bello che tu me lo abbia chiesto. Tieni, è per te.

E, porgendogli, a fatica, l’enorme fardello, aggiunse- È un sacco di felicità. Potrai restituirmelo la prossima volta che ci incontreremo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...