Le coccinelle volano

La voce di Monica 

15 commenti

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Che problema ho con Monica? Nessuno, lo giuro, nessuno. Ok, è spergiuro.

Detesto la sua voce.

E lo so che neppure io sono Maria Callas e non mi ergo certo a giudice di The Voice, valutando le persone che conosco sulla base dell’estenzione e della qualità delle loro corde vocali,  ma la voce di Monica…

All’inizio, non me n’ero accorta. Sì, avevo notato il tono mellifuo, quasi languido, un po’ da gattamorta, ma non mi aveva dato troppo fastidio, non al punto di impedirmi di socializzarci.

La incontrai, la prima volta, alla presentazione di un libro. Eravamo sedute vicine e scambiammo qualche parola. La incontrai, in seguito, ad un altro evento. Lei conosceva soltanto me ed io mi offrii di tenerle compagnia e di presentarle un po’ di persone. Così passammo quasi tutta la serata insieme. Mi raccontò che è separata, che vive da sola, che da poco ha ripreso ad uscire per divertirsi e che sta riassaporando la gioia di fare nuove amicizie. Mi chiese poi se qualche volta mi sarebbe piaciuto uscire con lei, se avrei avuto piacere ad essere sua amica.

Lo so, a quel punto, avrei dovuto confessarle che io sono un pessimo soggetto, che, quando qualcuno mi dice che mi vuole tra le nuove amicizie, mi impaurisco  e mi sento un oggetto. Perché mica le amicizie si fanno a comando? Ma, poiché non è completamente vero che sono un pessimo soggetto, cioè non sempre e non con tutti, non le dissi niente e, quando mi chiese di scambiarci il numero di telefono, glielo diedi.

Lo ammetto. Speravo che non fosse una di quelle persone alla disperata ricerca di compagnia, che non fai in tempo a dargli il numero e cominciano a tempestarti di chiamate, messaggi, proposte. Io sono una pigra. Soprattutto nelle relazioni e, se qualcuno mi chiama più di una volta a settimana, mi sento vittima di stalking.

Monica si comportò bene. Per un paio di settimane, sembrò essersi dimenticata completamente di me. E la cosa, tocca dirlo, era reciproca. Poi mi inviò un messaggio. Ma non un messaggio contenente un vero messaggio. Mi inviò una foto, un’immaginina sdolcinata di quelle che si usano per augurare buongiorno, buonasera, buonanotte, buon natale, quando le dita fanno troppo male per scriverlo. E lo so che avrei dovuto immediatamente farle sapere che io questo tipo di messaggi non lo reggo, che l’unico dal quale avrei avuto piacere a ricevere un messaggio sintetizzato in un’immagine, al massimo, sarebbe stato Leonardo da Vinci. Ma di nuovo non le dissi niente. Però le risposi, con un messaggio vero. “Ciao Monica, che piacere ricevere un tuo messaggio”. Ok, il messaggio non era del tutto vero, ma almeno era educato.

Ebbe però l’effetto di una bastonata contro un alveare.

Da quel momento, Monica cominciò a tampinarmi di messaggi. Ma non messaggi messaggi. Monica optò per i messaggi vocali.

Fu così che mi accorsi di quanto detestassi la sua voce.

La prima volta che premetti sul tasto play ▶ mi prese un colpo. Il suo “Ciao Silvana” sembrò arrivarmi direttamente dalla Terra di Mezzo. Cavoli, una voce così brutta non l’avevo mai, ma proprio mai sentita! Un tono lugubre, cantilenoso, funereo. E sì, rimaneva quell’inflessione mellifua, ma, se Monica sperava così di ottenere un effetto erotico, l’unico effetto cui proprio mi riusciva a far pensare era uno scampato pericolo di asfissia a seguito di una pratica di bondage.

No, non glielo dissi che i suoi messaggi mi facevano impressione, però le rispondevo, sempre digitando, sperando intuisse la mia predilezione per la scrittura e che capisse che i messaggi vocali non me li doveva più mandare.

Ma continuava a mandarmeli. Messaggi, peraltro, lunghi, che duravano da un minimo di due a un massimo di quattro minuti, più o meno come la durata delle canzoni di Gigi D’Alessio, più o meno con una piacevolezza d’ascolto dello stesso livello. Per ascoltarli, mi mettevo  vicino alla finestra o sul balcone, comunque sempre nei pressi di una presa d’aria che mi rianimasse.

Era un circolo vizioso. Ogni suo audiomessaggio si concludeva con una domanda che non mi andava di lasciare in sospeso, perciò rispondevo. Solo che lei, immediatamente, trovava un’altra cosa da chiedermi ed io, di nuovo, mi sentivo in dovere di rispondere.

Finché nell’ultimo messaggio finalmente mi disse “Quando sei libera per prendere un caffè insieme e farci una chiacchierata, me lo fai sapere.” Fortunatamente lo disse senza inflessione interrogativa, perciò smisi di sentirmi in dovere di risponderle.

Da allora non l’ho più sentita e un po’ mi dispiace.  Avrei dovuto avvisarla che sono un pessimo soggetto.

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15 thoughts on “La voce di Monica 

  1. Ciao Silvana… 😀
    (bellissimo post!)

  2. Io e Silvana mi sa che siamo un po’ simili.
    Comunque davvero scusa se sono ridondante… ma ogni volta che leggo qualcosa di tuo mi piace, non smetti di fare centro.
    Hai un scrittura davvero piacevole. È leggera, ma non superficiale.
    E poi c’è naturalezza, che è una delle cose che apprezzo di piú nella lettura.
    Infatti il mio terrore piú grande è quello di apparire forzata e innaturale quando scrivo.
    Ma tu non hai questo problema, è davvero bello leggerti.
    Ok, fine pippone… chiedo perdono!

    • Grazie! È bello sapere che Silvana non è sola 😄. E ti ringrazio tantissimo anche per il commento sulla scrittura. Anch’io, scrivendo, mi pongo spesso l’obiettivo di una lettura naturale e leggera. Ma è un processo che deve essere onesto, non forzato e vincolato alla volontà di “confenzionare” un determinato tipo di testo. Credo, infatti, che quando si scrive per ispirazione, quando ci si concentra sul piacere, in primo luogo, a se stessi, senza lasciarsi condizionare da un modello, senza scadere in emulazioni e, soprattutto, senza voler per forza aggradare i gusti degli eventuali lettori, allora la scrittura è autentica. Ecco, io penso che ciò che scriviamo dovrebbe sempre rappresentarci, rappresentare tutto di noi, quindi anche le imperfezioni, i difetti, le negatività. Scrivere qualcosa tanto per piacere o perché è di moda o perché fa numeri, qualcosa che sia anche bello, ma che non sentiamo pienamente nostro, è una forzatura che, inevitabilmente, si trasmette a chi poi legge. Ed è una sensazione di inautenticità che fa sembrare brutto anche il migliore dei testi.

  3. notevole!
    brano asciutto, preciso, con la luce che cade di sbieco sulle parole.
    ml

  4. forse anch’io sono un pessimo soggetto. Non avrei resistito stoicamente come Silvana.

  5. Pessimo soggetto, indubbiamente. Sarà per questo che mi sei così simpatica! Hai scritto un ottimo pezzo. 🙂

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