Le coccinelle volano

L’insicurezza degli oggetti

7 commenti

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La tua auto, parcheggiata a sorpresa lungo il mio cammino, è un’alcova disfatta.
Mi avvicino e non scorgo dai vetri capelli spezzati, né cellule morte.
In tasca ho una penna affilata che non taglia le gomme. Potrei prenderla a calci, ma è troppo ammaccata per trarne sollievo.
Mi somiglia la striscia di ruggine sulla fiancata e ora so che per me anche gli oggetti sono come persone e, per questo, io tratto persone come fossero oggetti.
Un vento furioso mi scrolla ed è un calcio nel culo e ricorda il perché dei miei sguardi più volte lanciati a squarciarti le vene.
Ma “perché” è una parola bastarda.
Perché per domanda o perché per spiegare qualcosa?
I why e i because, i pouquoi e i parce que, i warum e i weil si fondono in unico suono, che non rende giustizia alle trame intessute sulla tua persona.
Tu mi hai rimpiazzata nel cuore e anche nelle mutande.
Io rimpiazzo negli occhi sportelli col bordo di pietra adiacente.
Seduta sul ciglio avrebbe più senso quel luogo d’incanto votato a mio muro del pianto.

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7 thoughts on “L’insicurezza degli oggetti

  1. Accidenti, parole veramente taglienti ma che lasciano anche spazio a parecchi pensieri… Mi è piaciuta molto, soprattutto l’associazione degli oggetti alle persone e il conseguente trattare le persone come oggetti, a volte si cerca di trovare un nuovo punto di vista ma in realtà si sono solo spostati i soggetti.

    • Grazie Francesca! L’intento era proprio quello di descrivere l’azione, cattiva ma non per questo meno vera, di accostare una persona ad un oggetto che le appartiene, senza più distinguere il sentimento per l’uno o per l’altra. In questo caso è un’automobile, ma può essere un regalo, una foto, qualunque cosa di cui non ci priviamo perché ci ricorda, rappresenta, una persona. E allora se personifichiamo gli oggetti, è giusto ammettere che siamo altrettanto bravi ad “oggettivare” le persone.

  2. È come se avessi passato quell’insicurezza degli oggetti anche a me. Scritto benissimo, mi hai colpito!

  3. Le persone nn sono oggetti.. gli oggetti rappresentano le persone….e però la tentazione di farla quell’associazione viene spontanea. Ciao

    • A volte, è un’associazione salvifica. Un modo per difendersi. Delle cose, degli oggetti, ci si dimentica. Quante cose si perdono… Ma possono essere sostituite, rimpiazzate. Le persone no. Il senso del testo è appunto questo: se le persone venissero considerate alla stregua di oggetti, allora, sarebbe facile sostituirle e rimpiazzarle. Ma, ovviamente, sono parole. E la scrittura è sempre un valido strumento per liberarsi dei cattivi pensieri. Ciao!

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