Le coccinelle volano

Il deterrente della pena 

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Da bambina rubavo. Caramelle, penne, una volta persino una bambola ad una mia cugina. La presi, la nascosi sotto la maglietta e me la portai a casa. Non erano gesti premeditati, per quel che posso ricordare. Spesso, nemmeno mi interessavano gli oggetti che prendevo. E neppure lo facevo in maniera seriale. Ricordo però che, a volte, quando mi si offriva l’occasione di sottrarre qualcosa con la certezza di non essere vista e, dunque, di non essere punita, non riuscivo a resistere alla tentazione di appropriarmene.
Carenza di affetto? Bisogno di attenzioni? Non lo so, né ho mai fatto ricerche per comprendere cosa mi spingesse a comportarmi in quel modo. Non mi servirebbe da giustificazione. A dire il vero, non è una di quelle cose di cui vado fiera e, forse, se fossi meno analitica e meno critica con me stessa, nemmeno me ne ricorderei, tantomeno ne scriverei. Anche perché, così come avevo cominciato, improvvisamente smisi. Avevo, forse, quattordici anni l’ultima volta che lo feci. Ero in un negozio di tabacchi con un’amica. Il proprietario si era allontanato a prendere qualcosa nel retro. C’era una scodella di gomme sfuse sul banco ed io, semplicemente, ne presi una e me la infilai in tasca. La mia amica mi guardò come a dire “sei matta?”. Può darsi. Può darsi che quel tipo di comportamento fosse da attribuire ad una parte malsana di me, ad un istinto puro e ancora poco controllato dalla coscienza e dalla ragione.
Non venni mai punita per quel tipo di azione, quindi credo che quando smisi non fu per il timore che, prima o poi, mi avrebbero scoperta e ne avrei pagato le conseguenze. Smisi semplicemente perché, ad un certo punto, quel tipo di comportamento mi apparve per ciò che era, ossia ingiusto e sbagliato. Illecito.

Penso che siano fondamentalmente due i motivi per i quali si evita di compiere un’azione illecita o, comunque, ingiusta: la paura di essere scoperti e puniti oppure la piena consapevolezza che quel gesto è illecito e in quanto tale non va compiuto. La famosa distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male.

Un paio di anni fa, durante una sera di agosto, io e una mia amica andammo al cinema. In estate, non ci sono mai molti titoli interessanti in programma, perciò scegliemmo un film a caso. Il film era “La notte del giudizio” con Ethan Hawke. La trama è semplice: in un futuro diistopico, per arginare la criminalità, viene istituito un periodo annuale di dodici ore, una notte, durante la quale è possibile compiere impunemente ogni tipo di crimine, incluso l’omicidio. Un modo insomma per dare liberamente sfogo ai propri peggiori istinti. Rimanemmo entrambe molto colpite. Ma tanto era solo un film.

Purtroppo, la realtà può essere ben peggiore.

C’è uno stato del Brasile, Espírito Santo, in cui, dal 04 febbraio scorso, la polizia è in sciopero. Solitamente, in caso di proteste degli organi di polizia, motivate per lo più da richieste di aumenti salariali e maggiori diritti, piccoli contingenti restano comunque attivi per garantire la sicurezza della popolazione. Stavolta no e nello stato si è generato il caos. 85 omicidi compiuti in soli cinque giorni, orde di persone che assaltano e svaligiano negozi di ogni genere, scontri per strada. Chi può, cerca di difendersi barricandosi in casa ed evitando il più possibile di uscire. Praticamente un’anarchia totale a cui stanno prendendo parte persone di ogni genere, classe e professione. Ad esempio, è di stamani la notizia di una candidata alle scorse elezioni, sorpresa a trafugare merce da un negozio precedentemente assaltato dai banditi. Ma chi sono i banditi? Penso che l’istinto a delinquere non sia relazionato a caratteristiche particolari e che risieda in ognuno di noi. Non esistono differenze tra ricchi e poveri, analfabeti e laureati, guardie e ladri. L’unica differenza sta nel modo in cui ci si convive, nel modo in cui lo si tiene o meno a bada.

Ma scoprire che davvero è sufficiente, come nel film, eliminare o sospendere il deterrente della pena, perché si scateni immediatamente l’inferno, fa riflettere e fa tanta, tanta paura.

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17 thoughts on “Il deterrente della pena 

  1. L’ho trovato proprio un bell’articolo, del quale condivido i contenuti (ed anche l’esperienza giovanile praticamente uguale) ed ovviamente anche il timore finale.

    • Grazie, Carlo. Sarò sincera: subito dopo averlo finito, avevo pensato di tagliare tutta la parte iniziale, proprio quella relativa all’esperienza giovanile. Fa un effetto strano ammettere per se stessi una natura “sbagliata”, anche se al passato, ma era importante per sottolineare che le persone che compiono delitti, di qualunque natura essi siano, alla fine, sono persone come noi e l’unica differenza sta nel fatto che non sono riuscite a maturare una corretta percezione di ciò che è giusto e ciò che non lo è. Non sono riuscite a maturare gli strumenti per tenere a bada i loro istinti peggiori. E, purtroppo, per quello che si vede e legge in giro, sono tante. Ciao!

  2. Come sempre un ottimo scritto. Diciamo che da adolescenti qualche “cazzata” la facciamo tutti. Come rubare. L’adrenalina di quel gesto, il timore di essere scoperti…crescendo diventiamo più razionali. Valutiamo i pro e i contro. E forse si perde il gusto della “cazzata”. Senza una pena, questa società, così come la conosciamo, non esisterebbe.

    • Grazie Sephiroth! Sono perfettamente d’accordo con te. E’ utopico sperare che basti sapere cosa è bene, per evitare di compiere qualcosa di errato (salvo, appunto, le cazzate infantili e adolescenziali che si compiono senza una vera consapevolezza). Ma anche in questo modo, sapere che è, appunto, il deterrente della pena e, spesso, solo questo, ad evitare che la società cada preda della bestialità più atroce ci rimette di fronte alla nostra natura meschina. E non è affatto bello.

  3. Ecco perchè sei fuggita in Brasile ! 😉
    Scherzi a parte, la legge non basta a frenare un crimine, figuriamoci se la legge non ci fosse, come sta succedendo in quella zona del Brasile. Fa paura davvero..tanta paura

    • Brava! Ma non diciamolo troppo in giro, che qua pure nelle carceri non è che c’è una bella situazione :-)! Quanto a quello che sta succedendo nello stato di Espirito Santo (in questo caso purtroppo non si può dire nomen/omen), è solo un’ennesima conferma di quanto, nel caos, la maggior parte di noi umani ancora non è in grado di mettere a frutto la propria umanità.

      • Ma la Nazione Brasile non interviene? Nessuno fa nulla?

      • Hanno inviato l’esercito. Ormai il clima è da guerra e non basta qualche truppa armata per risolvere, anzi pare che, a distanza di giorni, la situazione sia sempre più critica. L’unica cosa che potrebbe porre un freno è la fine dello sciopero. Il problema è che qui gli scioperi vanno avanti a oltranza. Quello delle banche, l’anno scorso, è durato quasi due mesi!

  4. ho letto di questa situazione in uno stato brasiliano e fa veramente paura, perché basta la mancanza di un flebile barriera, come lo sciopero dei poliziotti per scatenare caos e terrore.
    Illuminante le tua esperienza personale e tanto dispotico non era quel film.
    Personalmente non ricordo di essermi appropriato di qualcosa di non mio ma fondamentalmente non ho mai sentito questo impulso.

    • Spero vivamente di non dover vivere una situazione del genere. Belo Horizonte è una città molto bella ed efficiente, ma basta spostarsi poco oltre il centro per comprendere quanto diversa sia la realtà di questo paese.
      Sai, credo che le abitudini infantili si relazionino a qualcosa in particolare. Tu non avevi l’istinto di rubare, come invece è capitato a me, ma probabilmente ne avrai avuti altri. Forse è anche da questo che, crescendo, le singole personalità si configurano in un determinato modo.

      • Ci credo che nessuno vorrebbe vivere una situazione del genere. Certo Belo Horizonte non è dissimile da tante città italiane e estere, dove basta spostarsi dal centro per trovare situazioni di degrado.
        A pensarci bene non ricordo particolari istinti.

      • Hai ragione. Non c’è mai molta differenza tra il centro e la periferia, in qualunque posto, per quanto io sappia. Solo che in Brasile, sebbene mi dispiaccia ammetterlo, perché è un paese che adoro e in cui mi trovo benissimo, davvero rischi di essere ammazzato solo se imbocchi la strada sbagliata. È una realtà forte, in cui le differenze sociali si avvertono molto più distintamente. Le favelas esistono e sono bocche dell’inferno. Personalmente, non ne ho mai visitata una e trovo abominevole la pratica di chi, per turismo, trova una guida e ci si fa un giretto, quasi fosse un giardino zoologico popolato da una diversa specie di esseri umani, ma si trovano ovunque, a ridosso anche dei quartieri residenziali, quindi è quotidiano passarci accanto. Bisogna fare molta attenzione, molta più di quanta se ne faccia in qualunque città italiana.

      • avevo letto di questa situazione brasiliana e come molti turisti, rischiando, vadano a visitare le favelas.

      • Al di là del rischio, che in certi casi è relativo- persone che lo hanno fatto, mi hanno detto che si viene scortati da abitanti del luogo e quindi, in teoria, non dovrebbero esserci problemi- quello che mi sono sempre chiesta è: per quale assurdo motivo, si dovrebbe voler fare un giro in una favelas? Per dare un’occhiata a gente che vive davvero male e, dopo un sospiro di sollievo, tornarsene felici alla propria vita fortunata? Non trovi sia ingiusto?

      • del tutto d’accordo. Mi sembra una cretinata

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