Le coccinelle volano

Pipistrello

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Se si ferma un’altra volta, giuro che stasera la mando a fanculo, pensa Monica, nel mentre, alcuni metri più in là, osserva, stizzita, l’amica Chiara, che a stento si tiene in equilibrio dal non cadere in un cespuglio, tirando forte il guinzaglio a cui tiene preso il cane. E poi scusa, ma che cacchio di nome è Pipistrello?
L’obiettivo di correre per almeno quattro km è sfumato di nuovo. Nelle scorse settimane, ci erano pure riuscite, poi Chiara aveva cominciato a portarsi dietro il cane. E ci sta che, se continua a fermarsi per annusare a cadenza di ogni due secondi, sarà già la quarta volta che Monica tornerà a casa senza aver corso nemmeno cinquecento metri.
Pipistrello è un cane brutto, cattivo e piscione. E a questo pensiero, Monica si morde la lingua, perché pensare male di un cane è ormai considerato politicamente scorretto, quasi quanto pensar male di un bambino. Ma mica tutti i cani e tutti i bambini sono belli e simpatici? La figlia di Gianna, per esempio. Come si fa a dire che quella bambina è bella? O simpatica? Di nuovo, Monica si morde la lingua.

Chiara, nel frattempo, è riuscita a ristabilire una forma di controllo su Pipistrello e riprendono a correre.
– Che hai oggi? Sembri strana?
Monica finge di non aver sentito. Si porta una mano al fianco sinistro, tira via la borraccia dal marsupio e beve. Alza gli occhi al cielo, ma solo per un istante, perché, se non bada a dove mette i piedi, c’è il rischio che inciampi in una di quelle radici enormi che sollevano l’asfalto e rendono l’allenamento una vera corsa a ostacoli. Peraltro, da quel lato della piazza, non ci sono neanche i lampioni e le uniche fonti di luce sono i fari e i riflessi delle auto che sfrecciano, ma abbastanza distanti.

Ha proposto più volte a Chiara di andare a correre da un’altra parte, ma l’amica ha sempre tergiversato. Ci ha provato anche poco prima che Pipistrello quasi non se la trascinasse in un cespuglio.
– Hai sentito di quel ragazzo che la scorsa settimana è stato rapinato mentre correva? Pare sia successo proprio in quell’angolo là.- le ha chiesto, stendendo il braccio per indicarle il punto.
– Tranquilla, noi stiamo sicure. Noi abbiamo Pipistrello.
E allora dillo che ti porti il cane perché ti caghi sotto pure tu!, avrebbe voluto e dovuto risponderle Monica. E, invece, si è limitata ad aggiungere – Sì, ma Piazza Mazzini è più centrale, ci sono più persone ed è più tranquilla.
– Può darsi…- ha detto Chiara, scrollando le spalle.- Ma qui è più bello e suggestivo.
E la faccenda si è di nuovo chiusa. Così. Anche se a Monica sono girate le scatole, perché non ci vuole certo molto intuito per capire che all’amica non importa un cacchio di quanto sia suggestivo il posto, che di fatto non lo è per niente, ma solo di quanto sia comodo e vicino a casa sua. Ed è probabile che non le importi nulla nemmeno di correre, ma che, in realtà, voglia solo qualcuno che le faccia compagnia mentre porta a pisciare il cane.

Nel breve istante in cui ha puntato gli occhi al cielo, Monica ha notato una luna a falce, affilata, a squarciare il nero del cielo. Quel nero che è lo stesso colore che si sente dentro e addosso, quel tanto che basta a renderla e a farla sembrare strana.
Perché, in fondo, a Monica, Chiara sta simpatica e in un’altra circostanza non si sentirebbe usata. E, in fondo, gli sta simpatico pure Pipistrello, anche se, nel suo caso, è molto in fondo.
Continua a correre e, per almeno una decina di metri, non si accorge di essersi persa di nuovo l’amica. Allora rallenta, guarda indietro.
Pipistrello si è piantato seduto e sembra non intenzionato a riprendere la corsa. Chiara, nel disperato tentativo di smuoverlo, a cenni e sguardi sta implorando Monica, che nel frattempo saltella indecisa, di fermarsi ad aspettarla.
E sta per farlo, Monica sta per fermarsi davvero, poi…

Forse è il nero, forse è il buio, forse è stanca, forse è tutto.
Monica alza prima un pugno a gancio, lo guarda, lei stessa sorpresa, e ancora di più resta sorpresa quando, da quello stesso pugno, vede sottrarsi il medio che, in piena autonomia rispetto alle altre dita ancora fermamente chiuse e strette, svetta imperioso e fiero.
Dopodiché, si gira e riprende a correre, ben più veloce. Il nero è un po’ meno nero e sorride.
Lo avevo detto che, se si fermava di nuovo, la mandavo a fanculo.

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8 thoughts on “Pipistrello

  1. Un vaffanculo liberatorio 😃
    Ma perchè chiamare un cane Pipistrello?

  2. Monica è stata di parola. Prossima fermata, primo vaffanculo e riprende a correre.
    Intrigante il post. Veramente piacevole da leggere e molto realistico.

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