Le coccinelle volano

Il ladro di poesie

26 commenti

Forse si amavano. Il forse è dovuto, dato che non ho mai conosciuto nessuno dei due personalmente per  verificare.
Ad ogni modo, Salvatore e Patrizia davano a intendere di amarsi e credo nel loro caso fosse un amore sincero.

Solitamente, nutro riserve sulle pubbliche dichiarazioni d’amore. La resa tanto esplicita e palese di un sentimento intimo, quanto solo l’amore può essere, me ne invalida la percezione di veridicità. Non che mi importi. In fondo, se due si amano, anche fuori, tanto e quanto mostrano di amarsi in internet, oppure no,  sono affari loro. Ciò su cui invece non nutro quasi alcun dubbio è lo scadimento estetico degli innamorati strilloni. Un paio di settimane fa, ad esempio, ma mi era capitato anche in passato, ho visualizzato le foto di una proposta di matrimonio. Cosa volevano comunicare le persone che le hanno pubblicate? Volevano condividere la loro gioia? Non sarebbero bastate due righe, anziché una fotocronaca completa e dettagliata, dall’arrivo al ristorante, all’ordinazione del vino, all’apertura della scatoletta con l’anello?
Gli innamorati non se ne rendono conto, ma più provano a mostrarsi innamorati, più assumono un’espressione deficiente. Per non parlare dei baci. C’è qualcosa di più triste di un bacio comandato, immortalato e pubblicato?
Certe scene è bello vederle nei film, con le giuste luci e con quel romanticismo estremo che, quanto più è inverosimile e assurdo, tanto più si attacca e resta impresso  nell’immaginario. I tentativi di replica autoprodotti e confezionati con l’iPhone sono brutti, inutili e parecchio patetici.

Non ebbi mai modo di verificare la resa estetica dei sentimenti che legavano Salvatore e Patrizia. Non c’erano foto, né mai le ho cercate. Ma il modo in cui si dichiaravano l’amore fu per me molto singolare.

Vorrei poter dire che capitai sul blog di Salvatore per caso- un po’ fu davvero così- ma in realtà ci capitai per vanità.
In quel periodo, ancora mi interessava sapere che le cose che scrivevo interessassero a qualcuno e spesso perdevo tempo a cercarmi sui motori di ricerca.
Le mie ricerche erano metodiche e mai limitate al solo nome. Io inserivo titoli, incipit, versi. Ovviamente, nella maggior parte dei casi, venivo indirizzata alle mie stesse pagine o alle pagine di scrittura collettiva con cui collaboravo.
Fu, perciò, una bella sorpresa leggere i miei scritti sulle pagine di un altro.
All’inizio pensai si trattasse di un amico, al più di un conoscente, ma no, io quel Salvatore proprio non lo conoscevo.
Lui mi conosceva? Non ne ho idea, eppure un post su tre di quelli pubblicati sul suo blog erano miei. Miei proprio nel senso di miei. Non vagamente simili, non casualmente somiglianti. Erano miei dall’inizio alla fine, in ogni sillaba, parentesi e segno di interpunzione. Un copia-incolla perfetto ad eccezione del genere degli aggettivi riferiti al soggetto, nel mio caso il femminile, nel suo il maschile. Perché Salvatore pubblicava i miei scritti come fossero suoi. E io, in qualità di autrice, non venivo menzionata da nessuna parte.
Mi sentii infastidita? Un pochino, ma per lo più ero curiosa.
Cominciai a spulciare più a fondo il suo blog per capirci qualcosa. Fu così che lessi di Patrizia e di quanto ne fosse innamorato. Era a lei che dedicava le mie poesie. E a lei piacevano. Si capiva dai commenti, da come lei estrapolasse alcuni versi usandoli per successive risposte.
Il fatto è che quelle poesie non poteva averle prese dal mio blog, poiché non le avevo mai pubblicate su quella piattaforma. Salvatore aveva il mio libro? E come era riuscito ad averlo?
C’erano anche scritti in prosa altrettanto miei e altrettanto mai pubblicati in rete. Dove e come li aveva presi?
Decisi di scrivergli e sicuramente lo avrei fatto, finché non scoprii una cosa che mi gelò il sangue.
Salvatore cinque mesi prima era morto. Lo scoprii leggendo il blog di Patrizia, al quale ero arrivata cercando informazioni su come contattarlo privatamente.

Ancora oggi, sui blog di entrambi, ogni tanto viene pubblicato un verso di qualche mia poesia.
E no, non ho mai pensato di scrivere a Patrizia. Perché, in fondo, a quelle poesie loro hanno donato un vero senso e credo anche che le abbiano amate molto più di me.

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26 thoughts on “Il ladro di poesie

  1. Direi plagio concesso!
    In fondo se hanno fatto da sfondo a qualcosa di autentico credo che l’unica reazione, oltre alla curiosità, possa essere un sorriso!
    Alessandra

  2. Io adesso avrei dovuto andare a dormire! Ma secondo te…. posso dormire dopo aver letto questo???
    Ps: come è che fai? Ti cerchi sui motori di ricerca???

    • Sono un generatore automatico di incubi… Attenta 😂!
      Le ricerche appartengono ad un’epoca paleozoica e antefacebook, in cui, appunto, scrivevo su più piattaforme e ogni tanto verificavo la diffisione dei testi. Poi incappai in quel blog, rimasi turbata e da allora non ho più cercato niente.

  3. un modo singolare per fare plagio ma poi la tragica fine di Salvatore ti ha intenerito l’animo, pensando che le tue parole siano servite per dichiarare un amore.
    Però veramente curioso come Salvatore sia entrato in possesso di tuoi scritti.

  4. Il plagio è l’atto compiuto da chi spaccia per propria una creazione altrui.
    Compie comunque un abuso principalmente etico.
    Per tutto il resto, è bene che racconti, pensieri, immagini, fantasie e sogni, viaggino libere da certificati di proprietà, come puttane non a pagamento vengano usati, riciclati, plasmati, masticati e facciano semplicemente il loro lavoro in tutti i modi e tempi possibili.
    Naturalmente, questa è solo la mia opinione.
    Complimenti per il racconto davvero toccante.

  5. (Io se uno usasse una mia cosa per dire “ti amo ” pure al suo rottweiller me ne farei vanto bullandomi al bar )

  6. Condivido molto la parte sulle manifestazioni pubbliche d’amore. Mi ricordo un autore – e ahimè, non ricordo il suo nome – che diceva che appena viene tolto il velo di maya da due amanti, appena si cerca di negare loro la segretezza, essi fuggiranno. Le cose spesso hanno una preziosità immensa quando rimangono celate.

  7. Condivido molto la parte sulle manifestazioni pubbliche d’amore. Mi ricordo un autore – e ahimè, non ricordo il suo nome – che diceva che appena viene tolto il velo di maya da due amanti, appena si cerca di negare loro la segretezza, essi fuggiranno. Le cose spesso hanno una preziosità immensa quando rimangono celate.

    • Grazie 😊
      Sarà forse Schopenhauer l’autore che menzioni e la cui citazione a me ricorda un bellissimo quadro di Magritte?
      Forse le cose belle restano preziose fintanto che ce le teniamo dentro, perché gli sguardi altrui, inevitabilmente, le sviliscono.
      Ciao!

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