Le coccinelle volano

In braccio all’arte

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Me ne sto lì a cercare l’angolazione giusta per fotografarla, provandoci quel tanto che basta a farmi sentire un goniometro, quando mi si avvicina un signore.
– Hai toccato la statua?

– No, no, assolutamente no.- Mi affretto a rispondergli.

È vero, avrei voluto toccarla e, nel mentre il signore mi osserva con sguardo inquisitore, mi sento così colpevole che mi verrebbe da confessargli di quella volta che, a dodici anni, non riuscii a resistere alla tentazione e lo toccai, toccai il Cristo Velato. Ma da allora non ho più toccato nessuna statua, sono passati tanti anni e, pure se a qualcuno sembrerà un crimine orrendo, ormai è caduto in prescrizione, giusto?

– Non l’hai toccata?

– No, giuro di no.

E sto per mettermi la mano sul cuore, quando a sorpresa l’uomo me la prende e la poggia sulla statua.

– Devi toccarla- mi dice. – Solo toccandola, riuscirai a percepire ciò che, guardandola, non riuscirà mai a trasmetterti.

La mia mano, guidata da quella dell’uomo, scivola lungo la schiena di marmo della donna. La sensazione è viva e quasi mi aspetto che, da un momento all’altro, un brivido increspi quella pelle bianca e liscia di Carrara.

Mi concedo carezze numerose e lente. L’uomo al mio fianco sorride, compiaciuto.

Vuoi vedere che…

Glielo chiedo – Lei per caso è l’autore?

E sì, è proprio lui.

L’arte di Marco Aurelio R. Guimarães è provocante, inquietante, affronta parametri, sfida il tempo e i tempi. Le sue opere, mai esposte, a lungo nascoste in un atelier alieno e distante, sono ammantate di segreti: cosa ha spinto quest’uomo di ottant’anni a dedicare il resto e i risparmi di una vita a pianificare e scolpire in blocchi di marmo di Carrara questa donna ammaliante e quest’uomo che accarezza la morte? Marco Aurelio non si è guardato intorno, non ha assecondato le tendenze, non ha cercato sintonie. Si è scoperto scultore del marmo ed ha lavorato la materia per sé, con passione,  come un tributo a se stesso e al suo desiderio”.

Questo c’era scritto nella scheda di presentazione dell’esposizione.

– Perché non ha mai esposto le sue opere se sono così belle?- È la prima cosa che voglio sapere.

– Perché io non sono un artista.

Marco Aurelio ha ottant’anni, ma potrebbe averne venti per l’entusiasmo con cui mi descrive le sue sculture, i significati che intendeva comunicare, la passione per la mitologia greca e l’ispirazione derivante dall’insuperabile dualismo di piacere e morte. Ha cominciato a scolpire quando è andato in pensione, dopo una vita spesa a fare l’ingegnere. 

– Avevo paura di annoiarmi e sono caduto in braccio all’arte.- Mi ha detto, nel mentre mi mostrava i bozzetti e i calchi in gesso e in bronzo delle sue opere, continuando a raccontarmi e a raccontarsi. 

Considerazioni

1) Penso che, se per noia, un giorno anch’io decisessi di cadere in braccio all’arte, il massimo che potrei ricavarne sarebbe un ematoma a forma di antefissa apotropaica sul frontone.

2) la prossima volta che vado al Louvre, se non mi appare Leonardo che mi svela tutti i segreti della Gioconda, ci rimango male.

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29 thoughts on “In braccio all’arte

  1. Un vecchio laidamente romantico, artista geniale e disilluso.
    Me ne potevo innamorare perfino io.

    • Posso confermarti il romanticismo e la genialità, laidamente manifesti nell’uomo per il tempo trascorso insieme.
      Quanto alla disillusione, penso dipenda molto dal tipo di significato che tu attribuisci al termine, che per me è quasi sempre negativo e, dunque, in questo caso, non molto consono.
      Ciò che ho visto è stato un uomo vibrante di entusiasmo, consapevole dei propri limiti (soprattutto quello dell’età), ma non al punto di rinunciare a continuare a coltivare le sue passioni, senza aspettarsi nulla in cambio, eccetto che una gratificazione intimamente personale.
      E credo che questo sia molto bello.
      E sì, persone cose diventano istantaneamente dei miti 😊.
      Ciao!

  2. Spesso i disillusi trovano conforto e rifugio nelle passioni solitarie: forse è questa la vera ragione per cui il protagonista del tuo post non aveva esposto prima.
    La scelta del termine “disilluso” è stata fatta da me per quella frase che ha pronunciato: “Avevo paura di annoiarmi e sono caduto in braccio all’arte”
    Chi teme la noia, solitamente, non ha il sufficiente entusiasmo per godersi la bellezza della vita. Lui l’ha trovato, appunto, “cadendo” nell’arte, non “cercandola”.
    Un fortunato incidente di percorso.
    (mia opinione personale, naturalmente).

    • Mi piace tantissimo la tua interpretazione e prendo in prestito il tuo concetto di disillusione, per ricordarmi, ogni volta che me ne dimentico, del motivo per cui “cado” in certe cose 😉
      Ciao!

  3. Un incontro magnifico. Guimaraes … grande. 🙂

  4. Nel leggere l’articolo mi sono emozionata .
    Adoro l’arte e poterla toccare con mano, deve essere un’emozione senza pari …..

  5. tutti gli ingegneri sono concreti e fantasiosi. Il tuo Marc’Aurelio ne è la prova. Difendo la categoria 😀
    Le considerazioni finali sono le ultime?

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