Le coccinelle volano

Cittadini del mondo

7 commenti

Li incontriamo nei pressi del banchetto dove si vendono le pizze fritte.
Adoro la pizza fritta. Mi ricorda la mia terra, la mia infanzia, le domeniche in cui si andava al mercato delle pulci ad Arzano, la puzza di olio bruciato che impestava l’aria nei pressi del furgoncino del venditore ambulante e mio padre che mi consigliava di aspettare a mordere, perché, se era troppo calda, il ripieno di pomodoro, misto a ricotta e mozzarella filante e incandescente, mi avrebbe ustionato il palato. E così era.
Ne ho avvistata una, appena arrivati, in mano ad una signora, bella, cicciotta, avvolta in una carta per alimenti marrone tutta ‘nzivat. La pizza, non la signora.
Loro sono proprio lì. Vocianti, festanti, che è impossibile non riconoscerli.
Altri italiani finora non ne ho notati. Anche se è la “Festa Italiana” e di sicuro in giro ce ne saranno tantissimi.
Luca si mette in fila per comprare due pizze, io mi avvicino.- Scusate, siete napoletani?
– Sì, perché?
– Pure io sono napoletana.
– Uà!- esclama Alberto.
Giovanni mi guarda. Ha un’espressione beffarda e sorniona -Però ce lo devi dire nella nostra lingua.
Sorrido. – Pur ij song e Napul’.
Alberto esulta di nuovo, Giovanni mi fa – Aspetta. Mi devi dare un’altra dimostrazione. Cantiamo insieme “Che bella cosa…
– …È na jurnata ‘e sol!
– Uè, paisà!
E ci abbracciamo.

Ci si abitua alla distanza, ai paesaggi diversi, alla natura e alle architetture che si stampano negli occhi, imprimendo allo sguardo una maniera diversa di concepire gli spazi; ci si abitua ad ingredienti e ricette mai pensati, al coraggio di sperimentare sapori di frutti dai nomi e dalle forme strane; e ci si abitua ad un nuovo modo di dire buongiorno e buona notte, ai baci sulle guance partendo da sinistra, e non da destra, che, se non fai attenzione, ti scappa un bacio sulle labbra.
Ma quando ti capita di incrociare qualcuno le cui parole fanno eco al suono dei tuoi pensieri (perché è inutile sforzarsi: il pensiero rimane in italiano), la naturalezza con cui ci si sente parte di qualcosa che va oltre un confine disegnato su una cartina, si stempera nell’entusiasmo di sentirsi altrettanto appartenente ad un luogo specifico e più delimitato, a quella porzione di mondo dove sai di aver lasciato le tue vere radici, perché quelle nuove, quelle che ogni giorno senti più sicure e forti, in fondo non sono altro che talee, generatesi dai rami che, con volontà e con forza, affondi nella nuova terra, per ricostituirti, per rinascere o semplicemente per rigenerare quelle parti di te che hai lasciato indietro e di cui sai che manchi.

“Non sono un ateniese o un greco, ma un cittadino del mondo”, diceva Socrate e potrei far mie le sue parole (pure perché non sono nata ad Atene, né ci sono mai stata). Ma forse Socrate non aveva viaggiato molto, poiché, se è sano e giusto, in ogni circostanza e luogo,  sentirsi cittadini del mondo, è altrettanto giusto avere ben presenti le proprie origini.
Più ci si allontana e più si ha bisogno di un luogo da ricordare, da rispettare, da amare. Di un luogo a cui poter e voler tornare.
A patto di non trascendere, dal senso di appartenenza, verso il campanilismo, atteggiamento che mi capitò di verificare l’anno scorso in una donna.
– Ah, sei napoletana?- mi aveva chiesto, dopo che ci eravamo riconosciute come italiane e fatte domande sulla reciproca provenienza.-  Ma di Napoli Napoli? Perché io, in realtà, non sono proprio napoletana, io sono della provincia di Salerno.
– Io sono di un paesino che dista trenta chilometri da Napoli- avevo precisato.
– Ah, e allora anche tu non sei napoletana originale!-aveva aggiunto, manco io avessi dei manici al posto delle braccia e Luigi Vuittone scritto in fronte.

Luca, nel frattempo, ha preso le pizze e mi raggiunge. Le note di Torna a Surriento, rimbalzano sui rami delle mangueiras che incorniciano la strada.
Giovanni è di Pollena, Alberto di Bagnoli e io sono di Cicciano. Ma qui a Belo Horizonte, siamo napoletani, siamo campani, siamo italiani, siamo europei.
Insomma, siamo cittadini del mondo.

Annunci

7 thoughts on “Cittadini del mondo

  1. Una volta quando andavo in giro per il mondo in vacanza raccontavo che ero di Venezia, perché Vicenza la conoscono in pochi, ma Venezia è unica al mondo. Poi ovviamente trovavo sempre un altro veneziano ‘doc’ quanto me.
    La più bella: in Martinica, con Sofia piccolissima. Cerchiamo un appartamento dove soggiornare e ci imbattiamo nel sindaco di Diamant, una specie di Morgan Freeman dall’accento francese, che alla parola Venezia si illumina: anche sua moglie proviene da là. Insiste perché andiamo a trovarlo: una casa su una collina, con vista sul mare dei Caraibi. Un patio da favola, con mille monili di cristallo e io che sorveglio Sofia che non faccia danni. La moglie una biondissima con occhi di ghiaccio e fisico super palestrato, divideva le sue giornate tra mare e fitness.
    Insomma finalmente ci rivediamo: ehm… noi a dire il vero… siamo di Vicenza.
    E lei ‘ah io … di Portogruaro’ (con un’accezione dialettale vergognosa).
    Si noti che Portogruaro è ben più distante da Venezia che vicenza…!!!

    • 😀 troppo carina la tua esperienza!
      Il punto è proprio questo. Credo che siamo tutti coscienti di quanto, in Italia, nel raggio di pochi chilometri, cambino usi, costumi, tradizioni e, soprattutto, la lingua. Ma essere così fiscali sulla città di origine, all’estero, è relativamente inutile. A volte basta nominare soltanto la regione.
      Citare il capoluogo di regione, per te Venezia, per me Napoli, non significa affatto rinnegare la propria provenienza, ma serve solo a dare all’interlocutore un punto di riferimento.
      Ben diverso è fare riferimento ad una città che nulla ha in comune con la propria, tipo essere napoletani e dichiararsi di Milano o viceversa…e a me è capitato anche questo 😂.

      • no questo no… anche perchè io da italiana ci metto un nanosecondo a capire se sei di napoli o di milano

        a dire il vero per i paesi limitrofi al mio riesco a distinguere a orecchio tra una frazione e l’altra…

      • Successe all’incirca un mese dopo esserci trasferiti. Una coppia di vicini (lui italiano, lei brasiliana) ci invitarono a mangiare una pizza. Autentica pizza napoletana. Dissero. Il proprietario è napoletano. Dissero.
        Arrivati là, conobbi il proprietario. Ti giuro, un accento milanese che manco Dario Fo 😂.
        – I nostri amici ci hanno detto che lei è napoletano.- gli dissi.
        – Sì, sì.
        – Però il suo accento è un po’ diverso.
        – Eh, sì. In realtà, sono nato e cresciuto a Milano. Però uno dei miei nonni era napoletano.

        Ma del resto, come dargli torto? Autentica pizza milanese non si può sentire… Neanche in Brasile 😂.
        Comunque, l’Italia è diversificatissima. E penso sia bella anche e soprattutto per questo.

      • io credo che sia così un po’ ovunque ma l’orecchio si allena a cogliere le sfumature di ciò a cui sei più vicina…

  2. Ci riveliamo …non rivediamo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...