Le coccinelle volano


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Il momento dell’impasse

Di ogni storia, c’è un momento in particolare che preferisco e a cui, col senno di poi, la mia memoria torna. Non coincide con l’inizio e neppure con la fine, ma è piantato in un punto qualunque, lì nel mezzo. È quel momento in cui l’entusiasmo impatta col timore, generando un’impasse tra la speranza e la disillusione, la certezza che tutto andrà bene e la paura che tutto sfumerà in un niente, senza che nessuna delle due sensazioni riesca a prendere il sopravvento. Quel momento in cui tutto sembra ancora possibile, ma non al punto da scommetterci come all’inizio e, contemporaneamente, tutto sembra destinato a perdersi, ma senza la sentenza definitiva del finale.

Ieri. Sto rientrando a casa a piedi. Belo Horizonte impazzita di traffico e un tramonto rosa. L’occhio mi cade (in realtà, lo lancio) sullo schermo di una tv  accesa, appesa poco oltre la soglia di un bar. Una decina di uomini occupano i tavolini in ordine sparso. La fascetta in sovrimpressione mi informa che è il settimo minuto del secondo tempo. Il risultato è di uno a uno. Rallento. Penso di scegliere un tavolo, sedermi, ordinare una birra e spiegare, a chi fosse curioso, che sono napoletana e che questa partita è troppo importante. Sto per farlo davvero, ma ci ripenso. Mi mancano dieci minuti per arrivare a casa. Il Napoli dovrebbe segnare almeno tre goal senza prenderne altri. C’è ancora speranza, ma è altrettanto forte il disincanto. Non è ancora finita, ma è comunque appesa a un filo.

Rientro, accendo la tv, il Napoli perde tre a uno. 

Fine della speranza, fine del disincanto. 

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2 commenti

Puoi farmi un favore? 

– Che stai facendo?

– Niente. Piove ancora e io non riesco a fare niente. Sono triste.

Anni fa, la pioggia mi piaceva. Forse mi piace ancora ed è con quella brasiliana che ho problemi di convivenza. Perché per me il Brasile rappresenta ed è rappresentato dal sole e, quando piove, peraltro per venti giorni di fila, tutto diventa grigio, opaco, spento. La pioggia brasiliana è contronatura. Non dovrebbe mai piovere in Brasile. 

– Non esci un po’ nemmeno nel pomeriggio? 

– Non lo so. Penso che…Aspe’, ho un’altra chiamata sotto.

Dopo due minuti.

– Oi, ma ci sei ancora? 

– Sì. Chi era?

– Devo andare a prepararmi. Esco! Era C. e mi ha chiesto se posso farle un favore.

– Che favore? 

– Ah, niente di che. Mi ha detto che a Casa Fiat oggi girano un servizio sulla realizzazione del presepe e, poiché io ho partecipato anche l’anno scorso, mi ha chiesto se posso andare a farmi intervistare.

– Che cosa?! E tu che le hai risposto? 

– Le ho risposto di sì, ovviamente. 

– Ma ha smesso di piovere?

– No.

– E tu non eri triste?

– Sì, ma che c’entra. C. è un’amica. Posso mai negarle il favore di farmi intervistare dalla televisione statale?

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