Le coccinelle volano


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Il bianco e il nero 

​- Adesso tu ti aspetti una risposta, una soluzione. Ma non credo di potertela dare, non subito almeno. E ti spiego perché. 

Nel nostro mondo, esistono solo il bianco e il nero. Non c’è posto per altri colori. Non c’è posto per le sfumature. 

Sai com’è  il tuo problema? Il tuo problema non è bianco, ma non è nemmeno nero. Il tuo problema si pone nel mezzo, al limitare tra bianco e nero. Solo che, come ti ho spiegato, in questo mondo, non esistono vie di mezzo. È per questo che per alcuni il tuo problema è bianco e per altri è nero. Ma nessuno di loro ha ragione e nessuno ha torto. 

Hai idea di quanto tutto questo sia difficile? 

Di che colore è questo portapenne? Questo portapenne è come il tuo problema. Questo portapenne è grigio. Prova a uscire in strada, a fermare le persone e a imporre loro di dirti se per loro è bianco o è nero, escludendo l’opzione del grigio. I più scuoteranno la testa e si rifiuteranno di darti una risposta. 

Ma il tuo problema resta, a prescindere da quello che è il suo colore. E bisogna risolverlo. Chi lo vede bianco, ti consiglierà una soluzione. Chi lo vede nero, te ne consiglierà altre. Ma saranno soluzioni bianche per un problema grigio e soluzioni nere per un problema grigio. Quindi tutte soluzioni inadeguate, in alcuni casi futili e, in altri, troppo drastiche.

Il punto è: tu come lo vedi il tuo problema? Bianco o nero?

– Io? Io non ho nessun problema.


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Lunga durata

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Dopo il caffè, mi chiede se mi va di continuare a passeggiare. Accetto volentieri.
Mi piace la sensazione di scoperta e sollievo che si accompagna ad un’amicizia appena nata, il senso di totale benessere nel riconoscere nell’altro la possibilità di condividere una parte di sé, quell’entusiasmo che ha molto in comune con l’amore appena sbocciato, ma senza paranoie e senza paure.
È sabato pomeriggio e il centro commerciale è affollato e vivace di luci e persone.
Di fronte ad un negozio di cosmetici, si ferma.
– Ti spiace se diamo un’occhiata?  Vorrei comprare un nuovo rossetto.
– Figurati.- e la seguo trotterellando all’interno.
Il prodotto che cerca l’attende, scintillante in una variante infinita di nuance, su un banco alla nostra destra. Una commessa si avvicina per aiutarla nella scelta.
– Mi hanno detto che è appena stato lanciato un nuovo rossetto a lunga durata.
– Prova questo!- le dice la commessa, porgendole uno stick di un colore che, già a vedersi, si intuisce che le starà perfettamente- Dura tantissimo. Puoi mangiare, bere e persino dormire con la sicurezza che, al risveglio, starà ancora bello appiccicato alle tue labbra.
– Anche baciare?
– Dipende dai baci- risponde la commessa, sorridendo.
Si dirige alla cassa, paga e infila il rossetto in borsa.
– Che dici, lo metto la prossima volta che esco con João?
– Claro che sì! – le rispondo.  – Ma ad una condizione. Se esci con João e, al rientro a casa, hai ancora il rossetto, non ti accompagno più a cercare un nuovo rossetto. Ti accompagno a cercare un nuovo João!
Scoppia a ridere ed io con lei.
– Sei proprio un’ottima amica, lo sai?
In verità, no, non lo so, ma è bello sentirselo dire.
Smettiamo di ridere, ci guardiamo e quasi all’unisono
– Ci prendiamo un altro caffè?


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Opere d’arte

– In tutti i quadri, la raffigurazione degli occhi sembra avere una rilevanza centrale. Perché?
– Perché la vera opera d’arte sei tu. Credi di osservare un quadro, ma in realtà è lui che ti osserva, che ti guarda, che vede Maria Pia e le chiede: “Quali sono i tuoi sogni? Quali sono i tuoi progetti? Quali sono le tue speranze?”

La risposta più semplice sarebbe: “E boh?!”, ma a me piacciono le cose complicate, quindi vaneggio, dicendo che io non sogno…o forse sogno troppo…e che non sognare in fondo è come sognare…e pure viceversa. Ma è molto probabile che io non abbia detto esattamente questo e che i suoi quadri non mi abbiano chiesto esattamente quello. E che quindi tutta la conversazione sia stato un guazzabuglio immenso. Un guazzabuglio immenso probabilmente trasmesso alle 18.50 in brasilevisione.

La verità è che io ero andata a vedere una mostra, una mostra senza dubbio bella, di un artista senza dubbio di talento. Certo, ero arrivata un po’ in anticipo, perché sui manifesti c’era scritto che la mostra era a partire dal 21 maggio e da nessuna parte c’era invece scritto che l’inaugurazione ufficiale sarebbe stata alle 19.30.

La verità è che io volevo vedere la mostra, apprezzare i quadri, prendere due volantini e tornare a casa. Solo che poi ho visto anche l’artista e la mostra era davvero bella e come potevo non fargli i complimenti? Quindi mi sono avvicinata, cordialmente l’ho salutato ed ho cominciato a ripetere come un mantra parabéns parabéns! Devo essere sembrata molto competente nel mentre lo dicevo, perché più o meno intorno al decimo parabéns, è comparso un giornalista e mi ha chiesto un’intervista.

– Io??? Ma io não falo português! Io entendo, ma não falo!
– Non fa niente. Basta che ripeti quello che hai appena detto all’artista.
E, prima che riuscissi ad obiettare oltre, il tizio con la telecamera mi ha presa, mi ha portata in una sala e mi ha ficcata sotto un riflettore. Dopodiché è intervenuto il tizio col microfono, mentre un’altra tizia se ne stava in disparte, con un taccuino, pronta a prendere appunti come se davvero stessi per fare una conferenza stampa.

Alma, muita alma. E color. Eu adoro color. (pausa riflessiva di trenta secondi). Pax…muita pax (ennesima pausa riflessiva). È como se tutta a emozione do mundo stisse in essi quadri.

A questo punto, consci ormai del fatto che davvero parlo il portoghese come parlo l’ostrogoto, prima che attaccassi a recitare l’atto di dolore, mi hanno interrotta, mi hanno chiesto come mi chiamavo e hanno invitato me e l’artista a collocarci di fronte a due quadri continuando a chiacchierare. È stato allora che gli ho chiesto degli occhi, lui mi ha chiesto dei sogni ed io ho ripreso a vaneggiare in ostrogoto.

Ma, al di là di tutto, esiste un fondo di magia in ogni opera d’arte; una magia che cattura ciascun utente con un sortilegio diverso. Un sortilegio che, nel mio caso, non è stato in grado di farmi parlare in portoghese, ma che, se i giornalisti  non hanno avuto il buon senso di tagliarmi, mi ha procurato la mia prima figura di merda in brasilevisione.
I quadri hanno ragione. La vera opera d’arte sono io.