Le coccinelle volano


4 commenti

Alga

Non mi piace aspettarti. In verità non mi è mai piaciuto.
Starmene lì ad impilare tessere del mosaico di un eventuale tuo pensiero, che in realtà è mio, perché ho sempre l’abitudine di infilarmi nella testa altrui per provare a capire cosa pensa, perché lo pensa, fino a schiantarmi contro lo scoglio del non pensa affatto.
Starmene lì a mettere insieme gli scatti temporali di una tempesta in un bicchier d’acqua, come io fossi ubriaca di birra e invece, astemia, poi guardarmi intorno e chiedere, sì chiedere ancora, ai profili, alle facce, anche alle sagome indistinte, quando riuscirò a trovarmi? In quale giusto momento?
Ieri, il giorno andato, suggeriva al buio presente un ricordo lontano.
C’eravamo noi, giovani fintanto che bastava a farci sentire un pochino più vecchi, arresi e col fiato corto eppure non ancora stanchi.
Ieri, era il giorno giusto per capire quanto sia psicosomatico il malessere, quanto lo sia il benessere e poi tracciare una linea di contorno, chiudere il cerchio e ingoiare altrettanti cerchietti di chimica fattura.
Si può vivere fingendo di essere un’alga e giustificare l’uso di troppi analgesici nel tentativo di annullarsi?
Non mi piace aspettarmi. In verità non mi è mai piaciuto.
E starmene qui ad rimettere insieme i cocci degli inesistenti tuoi pensieri è il miglior modo che conosco per sfuggire ai miei.

I can let it out… I  still let you in


8 commenti

Il giorno

image

Sai che non è un giorno, ma è il giorno. Te ne accorgi dal risveglio, dal modo in cui il piede sinistro precede il destro e viceversa, passo dopo passo, alla ricerca di un senso che alla fine si rivela unico. E tu sai benissimo il perché. Perché le date tornano, si ripetono, ti perseguitano; anche se le ultime due cifre sono diverse; anche se quello era un venerdì e oggi è lunedì; anche se la direzione sbagliata ti sembrava giusta…e, probabilmente lo era davvero, ma non potrai mai dirlo perché non l’hai presa.

Sai che non è un giorno, ma è il giorno. Te ne accorgi da come rispondi, o non rispondi, a chi ti chiede come va. Perché pare te lo chiedano solo quando il massimo che riesci a replicare è un ok, che per onestà con te stessa, immagini di scrivere su un vetro e di leggere da fuori, cioè al contrario, cioè ko.

Ma sai anche che è il giorno che, un giorno, quando avrai meno spazio per ricordare e tante altre cose da scegliere di dimenticare, ti scivolerà via come ogni altro giorno, come una pagina a caso che sporcherai su un’agenda, come il titolo di un giornale che ti dimenticherai di comprare, come tutti quei giorni di cui non sai cosa fare.