Le coccinelle volano


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Rock in Rio

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In TV stanno trasmettendo in diretta il Rock in Rio, cosa che, a mio parere, di per sé qualifica l’altissimo livello culturale della televisione brasiliana, nonché il suo impegno per il sociale, considerate tutte le persone che avrebbero voluto partecipare (io in primis) e non hanno potuto, ma che in questo modo possono ugualmente assistere e improvvisare tentativi di pogo sul divano, con la consapevolezza di farlo contemporaneamente alle persone presenti sotto il palco. Tra qualche ora suoneranno i miei adorati Queens of the Stone Age e successivamente i grandiosi Sistem of a Down, ma il concerto in onda adesso non è affatto da meno. In alto a destra, la scritta indica che si tratta degli Hollywood Vampires (ammetto l’ignoranza, ma io non li avevo mai sentiti nominare). Riconosco il cantante che è senza dubbio Alice Cooper, ma il più figo di tutti è sicuramente il chitarrista. Forse perché è vestito come Jack Sparrow. Che poi a guardarlo bene, ci somiglia pure. Lo guardo, lo riguardo e penso che, cavoli!, è identico a Johnny Depp. Faccio una piccola ricerca e scopro che, cavoli !, è proprio Johnny Depp 😱:)
Cose belle… Tutto qui.

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Lavaggio del cervello

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Fingi di non avere la lavatrice. Non importa se davvero non ce l’hai. Affinché il trucco funzioni, devi comportarti come se volessi, ma non avessi alternative. Dopodiché, pesca dal cesto i capi più difficili. Per cominciare, te la caverai bene con quella maglietta bianca, quella con le maniche e il colletto blu scuro, quella che stinge e ti lascia l’acqua color puffo o “forzanapoli”.
Nel frattempo che recuperi il lettore mp3, pensa a tutti i motivi per cui ti sei svegliata storta, a quelli concreti, a quelli stupidi, a quelli profondi e pure a quelli che non hai.
Poi apri l’acqua, prendi il sapone, accendi la musica e comincia a centrifugare a tempo di punk tedesco. E se non temi l’opinione dei vicini, accompagnati pure col canto, perché anche se non conosci le parole, le canzoni in tedesco sono una perfetta valvola di sfogo.
E vedrai che, alla fine, ti sentirai meglio. Sicuramente infradiciata, senza dubbio un po’ stupida, ma inevitabilmente meglio… Anche se la maglietta è definitivamente color puffo.
http://youtu.be/iZC6em7bV30


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Samuele dixit

– Tempo fa ti ho inviato una frase di Bersani.
– Quale? “Ci sono stati dei momenti intensi, ma li ho persi già”?
– No. Comunque fa niente. Se non la ricordi, vuol dire che poi non te l’ho più inviata.
– “Hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola”?… “Usignolo che usi il bosco puoi fischiare più in là”?… ” Sono nato in un teatro e ho sempre fatto il fossile”?
– No.
– Ma forse ti riferivi a Bersani il politico?
– No. E mi sa che davvero non te l’ho inviata.
– Scrivimela adesso, altrimenti vado avanti menzionandoti tutta la discografia.
– No, dai!
– “Sei solo la copia di mille riassunti”?
– È una frase a effetto.
– Effetto o affetto? “Avevo voglia di prestarti qualche cosa o solamente di riuscire a fare tardi con la scusa di parlarti… e di toccarti”?
– Come piace a te…
– Oh! Dai, scrivimela! Se pure ti o ci mettesse a disagio,  avresti pronta la scusa che non è tua. Potresti dare la colpa a Samuele.
– …
– “Dentro al replay, tra miliardi di altri ci sei”?… “In poche parole, eccomi a sorprenderti, torno in qualità di vecchio scheletro”?
– No. Ma Replay è davvero bella.
– Strano, io ricordo che piaceva solo a me.
– In che senso? A me piace.
– All’inizio per niente.  La trovavi noiosa… Quanto me.
– Ma tu non sei noiosa.
– Dai, scrivimi la frase.
– “Ti seguo in fila indiana, sul ponte sospeso, all’improvviso traballante. Mi tengo ancora la cima della corda che userei, qualora ti dovessi perdere tra le lenzuola, tra i pallini blu.”
– Ah…..???
– È a effetto, vero?
– Te lo dico più tardi. Preferisco provare prima con un analgesico.


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Cant pe nu suffrì

Avevo cominciato a fumare tabacco convinta che avrei fumato meno, ma la verità è che fumo sempre troppo.
La mia bustina è agli sgoccioli e me ne ricordo solo perché la protagonista di “Uomini sotto pressione” (colleziono romanzi incentrati sulle vite di trentenni single, stile bridget jones giusto per sentirmi un caso da statistica) sta uscendo a comprare le sigarette.
E così mi tocca comprarmi il tabacco al bar vicino casa, quello che ne ha di soli tre tipi e nessuno dei tre che mi piaccia.
La vedo che barcolla e la evito. Le uniche due volte che ci siamo incontrate mi ha abbracciata anche se non ci conosciamo, solo perché c’erano quattro gradi sotto lo zero, lei aveva deciso di andare in giro in mutande ed io ero il primo termosifone a portata di mano.
Compro il tabacco meno peggio, esco dal bar, passo davanti all’ingresso del supermercato e sogno un panino con hamburger e una mega insalata di verdure, seguita da frutta di stagione che però non compro perché sono stanca stanchissima e fare la salita di casa coi sacchetti al seguito oggi non è il caso.
La rivedo e stavolta mi precede di circa dieci passi. Barcolla ancora, bilanciandosi  da un lato con la borsa e dall’altro con una busta piena di birre.
Si gira a guardare indietro, mi vede, si ferma.
Non sono pronta a farmi abbracciare, non oggi, e sto valutando la maniera migliore per arrivare a casa sorvolandomi gli ultimi trenta metri.
Lei intanto dopo avermi vista si è fermata. Mannaggia.
Lei intanto guardandomi si infratta sotto un oleandro e si siede. Mi chiedo cosa potrà succedere mai stavolta, ma è una domanda breve perché quando le passo accanto mi fa:” MI aiuti?” allungandomi l’atroce busta contenente cinque birre da due litri.
Ripenso alla spesa che non ho fatto causa sacchetti e mi verrebbe di riderle in faccia, poi però ho paura che se le dico no, potrebbe provare ad abbracciarmi di nuovo per convincermi, quindi le prendo il sacchetto di mano e ci avviamo insieme.
E’ il punto più pesante della salita quello in cui mi dice il suo nome.
Morgana.
Come la fata.
Come le visioni nel deserto.
Come quelle che ho io mentre mi trascino verso casa.
Ci lasciamo, ci salutiamo.
“Ti voglio bene” mi dice prima di scomparire.
Mi voglio bene, penso, mentre trotterello dalla mia pastina col formaggino.

La musica dei 24 Grana mi somiglia. Inizialmente non diresti mai che è napoletana, ma a conoscerla meglio ti accorgi che è la più napoletana di tutte.

Maria Pia Monda 21 giugno 2011