Le coccinelle volano


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Das Geschenk

A volte non capisco. Non capisco il bene e, a maggior ragione, non capisco il male.

Ma se c’è una cosa che ho capito è che non sempre è necessario capire. 

Come le canzoni degli Sportfreunde Stiller. Me ne sto qui ad ascoltarle e ci pure provo a tradurre i testi con Google e, magari, riesco persino ad apprezzare il lirismo ermetico degli infiniti italiani abbinati ai soggetti in tedesco. Ma non le capisco. 

Questo però non le rende meno belle, o meno brutte, a seconda dei punti di vista. 

L’utilità del capire, probabilmente, ha il suo limite nelle sensazioni immediate di piacere e dispiacere.

Mi piace ma non so perché. Mi dispiace ma non so che fare. Quand’è così, a cosa serve capire?

Ricordo che una volta un’amica di mia madre, durante un discorso molto serio, tirò fuori una perla che costrinse me e mio fratello a nasconderci sotto il tavolo, per evitarle l’indelicatezza di riderle spudoratamente in faccia. 

“Credetemi, io sono una persona molto capiente!”

E, chissà forse lo sono anch’io, ma non nel senso che erroneamente intendeva lei, ossia capiente perché capisco. L’ho già detto che non capisco quasi mai niente. Io sono capiente nel senso che so contenere, serbare, metabolizzare e archiviare un sacco di cose. E quando non ci riesco, metto su gli Sportfreunde Stiller. 

Questa si intitola “il dono” e, pure se non ho capito molto altro, penso sia una delle canzoni più belle ascoltate di recente. 

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