Le coccinelle volano


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L’aria di fuori

L’aria di fuori si attacca al vetro come un fantasma di nebbia che vorrebbe insidiare il mio respiro.
Ho abbassato di poco il finestrino per scuotere la cicca prima che la cenere mi cadesse addosso ed il pezzo obliterato dallo sportello, adesso che l’ho tirato su, è una coscienza pulita e lucida rispetto alla restante parte, appannata dal fiato e dai pensieri.
Il momento è topico e tipico di quelle fasi in cui se mi chiedessero come ti senti, risponderei come un disco degli Sportfreunde Stiller. Cioè incomprensibile. Cioè introvabile. E quest’ultimo aspetto, per quanto riguarda la produzione musicale del mio gruppo tedesco preferito, è tristemente vero, considerato che nemmeno a Berlino gli scaffali dei negozi specializzati espongono i loro dischi.
Uno sguardo poco allenato all’analisi del dettaglio psicologico, si arrenderebbe all’evidenza della mia presenza, troppo plausibile perché la si possa negare. Ma la vista non è altro che un senso e in quanto tale non ha colpa se funziona in un unico senso.
Io però non faccio mai troppo affidamento ai cinque sensi, abituata come sono a soccombere alla tirannia di quelli che nel conto vengono dopo.
Senso di colpa.
Senso del dovere.
I chilometri che aggiungo tra me e il resto non marcano la stessa distanza che vorrei raggiungere da me stessa.